Cambio euro-dollaro, sarà parità?

di Paolo Valori Commenta

Bce, Giappone ed Eurozona. L'istituto indica tre motivi per le sue previsioni.

Gli analisti di Deutsche Bank non hanno dubbi. A lungo andare si raggiungerà al parità tra biglietto verde e valuta europea.

dollaro usa

Per gli operatori sul mercato del Forex c’è, dunque, da tenere fede a quanto previsto qualche mese fa circa le previsioni di un rapporto alla pari tra le due monete major del mercato.

Gli addetti ai lavori tedeschi sapranno, in questo caso, essere corretti sui tempi? Entro la fine del 2016 il cross potrebbe essere soggetto a una concreta discesa. Previsioni, dunque, ribassiste che sono fortemente motivate.

In primo luogo, a far propendere gli operatori per questo tipo di analisi ci sono le mosse in cantiere della Bce. Mosse che sono indirizzate al cambiamento o all’adeguamento della politica economica di Francoforte e che, inevitabilmente, ricadranno in termini consequenziali sull’andamento delle valute di cui sopra.

Draghi, preso coscienza dello scenario attuale, desidera incrementare gli stimoli di politica monetaria nell’Area dell’Euro. Le condizioni finanziarie sono negative, l’Euro è in fase ribassista e i dati macroeconomici non lasciano ben sperare. L’Eurotower, dunque, ha tutte le ‘carte’ in regola per implementare il QE. Ciò potrebbe verificarsi a marzo.

C’è da aggiungere che la moneta europea si configura come la valuta di riserva più distribuita al mondo e un crollo nelle riserve dei Paesi emergenti potrebbe giocare d’anticipo verso un’ulteriore spinta ribassista sul cambio euro-dollaro.

Deutsche Bank crede che il calo delle riserve nel 2016 si aggirerà sul crinale tra i settecento e i mille e seicento miliardi. Si va, dunque, verso rapporto del 25% tra il complesso delle riserve detenute a livello mondiale, le quali saranno cedute tra i 200 e i 400 milioni di euro.

Ma l’Europa è differente rispetto al Giappone. Nel momento in l’avversione al rischio cresce, lo yen acquista nuova linfa. Il motivo? A metterci una pezza è la Bank of Japan, riacquistando gli asset all’estero.

Non rimane che attendere le prossime mosse.