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Bank of China: lo yuan è in equilibrio

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 La valuta cinese ha raggiunto ormai il suo equilibrio e il valore attuale è determinato principalmente dal mercato, piuttosto che dagli interventi esterni: è questo, in sintesi, l’ultimo discorso di Zhou Xiaochuan, governatore della Banca Centrale cinese, il quale ha anche voluto segnalare come sia propizio il momento per un ulteriore movimentazione dello yuan nei prossimi mesi. Tali parole sono destinate a fare rumore, tanto è vero che l’ex Impero Celeste si è spesso scontrato su questo fronte con gli Stati Uniti e non è un caso che la Fed abbia risposto alle critiche delle economie emergenti proprio qualche giorno fa.

Zhou parla di una situazione equilibrata, ma in realtà una settimana esatta fa lo yuan è salito ai massimi degli ultimi diciannove anni. Il timore più forte che il governatore nutre è quello relativo alla pressione inflazionistica in Cina, in un periodo storico in cui si sta tentando di potenziare la crescita, mantenendo allo stesso tempo sotto controllo i prezzi. Washington ha più volte richiesto a Pechino di intervenire nel mercato lo scorso anno, ma il tasso di cambio tra yuan e dollaro è rimasto sempre lo stesso, vale a dire attorno ai 6,3 yuan per ottenere un dollaro.

Il renminbi si è apprezzato di oltre trenta punti percentuali nei confronti della moneta verde e in termini nominali nel corso degli ultimi sette anni, dunque occorre fare chiarezza da questo punto di vista. Secondo Zhou, la nazione asiatica ha fatto grandi progressi per quel che riguarda la riforma del suo settore finanziario e nella gestione dei mercati del Forex; il governatore fa comunque parte di quel gruppo di banchieri e dirigenti che stanno evitando meeting, apparentemente per esprimere la rabbia cinese per la disputa territoriale con il Giappone. Gli acquisti massici di titoli di Stato da parte della Federal Reserve e della Banca Centrale Europea non saranno graditi nemmeno in futuro.