Borsa Tokyo chiude in calo

di Roberto Commenta

La Borsa di Tokyo chiude l’ultima seduta con il segno negativo. A pesare in maniera incisiva sul trend dei mercati regolamentati sono state, ancora una volta, le impressioni di deterioramento della crisi del debito di Cipro e, in misura rilevante, anche la crisi politica italiana, con un’incertezza che sta sostenendo la possibile azione di taglio del rating già ipotizzata da Moody’s. Un ruolo ulteriormente decisivo, nel condizionamento della seduta, lo ha inoltre svolto l’apprezzamento dello yen sui mercati valutari.

Lo yen, protagonista di quanto è stato definito “guerra valutaria” (nonostante le smentite dei responsabili della politica monetaria delle due principali sponde del Pacifico), ha infatti subito un rialzo delle proprie quotazioni in grado di incidere pesantemente sui titoli esposti sul versante export (qui anche Kia Motors si scaglia contro lo yen).

Di fatti, il cambio dollaro/yen è a 94,13, mentre l’euro/yen è a 120,39. In chiusura di ultima sessione l’indice Nikkei dei 225 titoli-guida è sceso così a quota 12.335,96 punti, in calo di 157,83, o 1,26 punti percentuali. Negativo anche l’indice Topix, con un calo di 9,69 punti pari allo 0,93 per cento per attestarsi a 1.036,78 punti. Contrazione molto significativa per le vendite al dettaglio giapponesi, a febbraio, rispetto alle attese.

In merito, ricordava il quotidiano Milano Finanza, “secondo i dati diffusi dal governo nipponico, la flessione tendenziale è stata del 2,3%, a fronte di una stima media del mercato che convergeva per un calo di 1,2%. Inoltre la bilancia commerciale del Giappone nei primi 10 giorni di marzo ha registrato un deficit a 116 miliardi di yen dai 53,30 miliardi dello stesso periodo dell’anno precedente”.

Contemporaneamente, nello stesso periodo, l’export è calato del 6,2 per cento a livello annuale, mentre le importazioni hanno subito un passo indietro del 2,8 per cento. dalla Cina arrivano infine notizie di inasprimento dei controlli degli strumenti finanziari, con un invito delle autorità nazionali che dovrebbe arginare i rischi del settore.