La Colombia vuole interrompere la corsa del peso

di Simone Ricci Commenta

La Colombia si è convinta dell’urgenza di intervenire prontamente per evitare ulteriori apprezzamenti della propria valuta, il peso (vedi anche La Colombia torna ai bond denominati in pesos). Dopo aver speso circa cinque miliardi di dollari lo scorso anno per contrastare questa crescita tramite l’utilizzo della moneta verde, il governo di Bogotá ha annunciato questa settimana l’intenzione di sfruttare una cifra che sia almeno doppia rispetto a questo importo per mantenere sotto controllo la valuta. Saranno sufficienti dieci miliardi di dollari in tal senso?

C’è anche da sottolineare come nel solo mese di febbraio la banca centrale della nazione sudamericana ha speso più di ottocento milioni per gli acquisti in dollari statunitensi. Mercoledì scorso, inoltre, Mauricio Cardenas, ministro delle Finanze colombiane, è intervenuto nel corso di un meeting organizzato dalla Association of Flower Exporters, uno dei settori che è stato più duramente colpito dall’apprezzamento del peso. Per l’appunto, secondo Cardenas la stessa banca centrale sarebbe pronta a considerare un nuovo ampliamento dei suoi acquisti giornalieri in dollari, per un ammontare compreso tra i trenta e i quaranta milioni di dollari. Tutto questo potrebbe durare anche oltre il prossimo mese di maggio, come inizialmente previsto. Ma l’istituto è davvero capace di essere così aggressivo nel mercato valutario?

Il ministro pensa che si possa rispondere in maniera affermativa a questa domanda. Entrando più nel dettaglio delle quotazioni e dei cambi, il peso colombiano ha fatto registrare un aumento di quasi venticinque punti percentuali negli ultimi cinque anni, tanto che la si può considerare una delle divise dal maggior rialzo in assoluto. Nel 2012, inoltre, sono stati aggiunti altri nove punti percentuali, mentre finora il 2013 si è caratterizzato per un +2,3%. Tra le varie misure del governo per non esercitare troppa pressione sulla valuta figura infine il rimpatrio del denaro guadagnato all’estero da Ecopetrol, la compagnia petrolifera che è controllata dallo Stato latino-americano.