La correlazione intermarket nel forex è molto bassa

di Paolo Valori Commenta

Nella giornata di ieri la volatilità nei mercati è ritornata abbondante, spingendo a ritenere che siano possibili movimenti di trend direzionali che non si sono fatti attendere.
Le valute principali come la sterlina, lo yen ed il dollaro australiano hanno perso alcune posizioni rispetto al dollaro americano, un biglietto verde che ha raggiunto i massimi di inizio anno di fronte a mercati che continuano a mostrare assenza di correlazioni inter-market (ossia tra diversi mercati) utilizzabili operativamente e che vedranno, durante la giornata di domani e di venerdì, tre importantissimi appuntamenti, prima con BoE e BCE, poi con i NFP Usa. I mercati stanno mostrando forti rialzi a livello di percentili di volatilità, attenzione.

Come attuare una corretta diversificazione del portafoglio

L’unico cross valutario che ha mostrato dei movimenti contrastanti è stato l’eurodollaro che, pur mantenendosi su posizioni di debolezza di breve periodo, non è riuscito a rompere a ribasso contro il biglietto verde a differenza di quanto visto sugli altri tre componenti del DJ Fxcm Dollar Index, spiega Matteo Paganini di DailyFx. Il livello di 1.3100 per il momento sta tenendo e le forti attese per il meeting di domani stanno condizionando l’andamento di questo cambio, lasciando sfogare gli investitori su acquisti di dollaro contro altre divise, e non solo. Anche le materie prime ieri hanno mostrato delle buone discese, con l’oro in ribasso già a partire dalla mattina (impostato molto bene anche tecnicamente, una rarità durante gli ultimi mesi parlando del metallo giallo) e con il petrolio che è andato a seguire il movimento del cugino andando a ricreare una correlazione che ha mostrato validità per qualche ora ma che abbiamo già abbandonato dal punto di vista dell’analisi.