La crisi valutaria del Sudan

di Simone Ricci Commenta

La sterlina sudanese, valuta ufficiale della nazione africana, è scesa fino al suo minimo storico nei confronti del dollaro: questa pessima performance è cominciata da quando la divisa in questione ha perso valore nel momento in cui il Sudan del Sud è diventato indipendente, nel 2011. A determinare il crollo degli ultimi giorni sono state soprattutto le esportazioni petrolifere, una delle produzioni più importanti del paese, almeno quando era unito dal punto di vista geografico e politico.

Il greggio, infatti, forniva i dollari necessari per le importazioni, ma c’è anche da sottolineare che una scarsità di valuta forte (come lo è appunto la moneta verde) ha significato finora un balzo dell’inflazione annuale fino al 45% (il dato appena citato si riferisce allo scorso mese di ottobre). In aggiunta, la crisi valutaria ed economica è stata peggiorata dai problemi infrastrutturali, i quali sono cominciati a sorgere già all’inizio dell’anno, per inasprirsi poi in maniera progressiva. I flussi petroliferi sarebbero dovuti riprendere in modo apprezzabile soltanto a patto di una creazione di una adeguata zona di sicurezza, nonostante il ricordo della guerra civile sia ancora recente e vivo. A Khartoum si sta discutendo da qualche giorno su delle scelte concrete in questo senso, ma i trader in valuta estera hanno affermato di nutrire pochissime speranze nei riguardi di un miglioramento, visto che nel paese scarseggiano i dollari.

La divisa statunitense è praticamente introvabile e la situazione peggiora di giorno in giorno. In realtà, invece, ci sarebbe proprio bisogno di tali scorte di denaro, altrimenti le esportazioni non potranno mai riprendere ai ritmi del passato. Oggi un dollaro riesce ad acquistare 6,5 sterline sudanesi per quel che concerne il “mercato nero”, mentre una settimana fa il rapporto era di 1:6,3. In pratica, si sta parlando del tasso più basso in assoluto da quando la sterlina stessa nel 2007, ragione per cui bisogna agire con urgenza.