Il crollo della Lira turca e il timore dei mercati emergenti

di Paolo Valori Commenta

Il Primo ministro della Turchia starebbe per dimettersi, notizia che ha stimolato un’inversione del trend positivo di cui erano protagonisti i mercati emergenti fino ad ora nel 2016.

La lira turca è calata ai minimi di due mesi in confronto al dollaro USA e ai minimi di sette mesi contro l’euro. Il motivo? Il Primo ministro della Turchia starebbe per dimettersi, notizia che ha stimolato un’inversione del trend positivo di cui erano protagonisti i mercati emergenti fino ad ora nel 2016.

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Sul cambio USD/TRY, il dollaro è riuscito a salire fino al +3.9% a quota 2.9589, il livello più alto dello scorso febbraio. Sul fronte della moneta unica, il cambio EUR/TRY è salito ai massimi dello scorso settembre, per poi correggere l’uptrend e segnare un calo dell’1.32%.

Il crollo della lira turca arriva dopo le voci secondo cui il Primo ministro turco, Ahmet Davutoglu, starebbe per fare un passo indietro e abbandonare il suo ruolo a capo del governo e del partito nazionale.

Il primo ministro della Turchia potrebbe rinunciare alla sua carica dopo non aver avuto successo nel trovare un accordo con il presidente Recep Tayyip Erdogancirca l’indipendenza del primo ministro stesso nel ruolo di leader eletto del paese.

Il confronto tra i due ha dimostrato che, anche se Erdogan occupa un mero posto cerimoniale, continua ad esercitare il potere di controllo sugli avversari e su tutti gli aspetti del governo.

Alla discesa della lira turca segue un calo delle altre diverse valute dei mercati emergenti, il che riflette la paura del mercato per la crescita mondiale e per il prezzo delle materie prime, di cui l’export è un business chiave per molti paesi in via di sviluppo.

Il dollaro è salito di quasi il 5% rispetto contro il rand sudafricano dal 2 maggio, in rafforzamento anche contro il real brasiliano, il rublo russo e il peso messicano.

L’ETF iShares MSCI Turkey, che traccia l’andamento dei titoli azionari in Turchia, è sceso di oltre l’8,1%, il calo percentuale di giornata più forte dal giugno 2013. L’ETF FTSE Emerging Markets è sceso dell’1,4%.

Il ribasso dei mercati emergenti sottolinea la loro vulnerabilità dopo la forte ripresa – in gran parte inattesa – di quest’anno. Alcuni investitori sono preoccupati che i guadagni siano stati alimentati dal rally del prezzo del petrolio e di altre materie prime – che si starebbe rivelando insostenibile.

Molti mercati emergenti, come la Turchia e il Brasile, devono affrontare anche l’instabilità politica.

Gli investitori stanno riducendo i propri posizionamenti sui mercati emergenti in attesa dei dati sul lavoro negli Stati Uniti in pubblicazione domani.

Un report positivo potrebbe giustificare la Federal Reserve nell’elevare i tassi di interesse nei prossimi mesi, una mossa porterebbe ad un aumento del dollaro contro le valute dei mercati emergenti.