Le elezioni italiane agevolano i rialzi del franco svizzero

di Simone Ricci Commenta

Il franco svizzero è cresciuto ieri nei confronti dell’euro a livelli che non venivano registrati da ben sei settimane: tutto “merito” del voto italiano, visto che è sempre più forte la speculazione circa una seconda tornata elettorale per quel che riguarda il nostro paese. Questa situazione ha senza dubbio favorito la valuta elvetica, con una domanda molto forte motivata dalla sua relativa sicurezza (vedi anche Il franco svizzero si rafforza rispetto al dollaro). Il franco è riuscito ad avanzare per il quinto giorno consecutivo rispetto alla moneta unica europea.

Inutile stare a spiegare nuovamente il caos che è uscito dalle nostre urne, con una incertezza molto forte sia alla Camera che al Senato. Come hanno spiegato gli analisti svizzeri, la divisa della confederazione può essere considerata l’ovvia vittima di scambi in cui c’è parecchia avversione al rischio. Inoltre, le vicende del Belpaese sono per il momento le uniche che guidano i mercati finanziari. Nel dettaglio, il franco ha fatto registrare un rialzo di 0,1 punti percentuali, attestandosi in questo modo a quota 1,2169 presso la Borsa di Zurigo. Il picco più alto dallo scorso 10 gennaio, invece, è stato raggiunto quando il cambio con l’euro ha messo in luce 1,2120 franchi per la precisione. Lo stesso identico guadagno è stato ottenuto nei confronti del dollaro, con 93,08 centesimi necessari per ottenerne uno.

La banca centrale elvetica (Swiss National Bank) ha di fatto imposto un limite di 1,20 franchi rispetto all’euro nel settembre del 2011, in modo da favorire gli esportatori e di contrastare la deflazione (la parità monetaria non veniva vista di buon occhio). Finché non si risolveranno i problemi strutturali e fiscali dell’eurozona, la minaccia di queste pressioni incomberà sulla divisa svizzera, come ha ricordato più volte il governatore Thomas Jordan. Intanto, l’euro si è indebolito rispetto a quattordici delle sedici principali controparti internazionali, con gli investitori pronti a vendere i bond dei paesi più indebitati.