Euro ancora forte sul dollaro: troppo?

di Valentina Cervelli Commenta

L’euro continua ad essere più forte del dollaro in maniera netta, toccando i massimi a quasi 2 anni. Un andamento che dura ormai da settimane è stato consolidato nei giorni scorsi dalle dichiarazioni del presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi.

Il banchiere ha infatti dichiarato che in autunno verranno discussi finalmente i prossimi passi da intraprendere per ciò che concerne il programma di stimolo monetario, qualcosa che tutti gli stati e le economie europee e mondiali attendono ormai da tempo. Questa attesa, sebbene “ scomoda” per la maggior parte degli altri interlocutori, sta aiutando in particolare quelle economie dell’Eurozona che risentono ancora della crisi e dell’instabilità di governo locale.

Mario Draghi ha rilasciato tali dichiarazioni a margine dell’ultimo incontro della Bce approfittando della conferenza stampa ufficiale. Egli ha sottolineato che il Consiglio Direttivo della Banca Centrale è stato unanime nel “fissare una data precisa su quando discutere i cambiamenti futuri”. Cosa significa questo? Molto semplice: il tapering, ovvero la diminuzione acquisti di asset, si avvicina. Un pensiero che ha causato una forte reazione nei mercati valutari, portando ad un forte apprezzamento dell’euro che è così schizzato sopra 1,16 nel cambio con il dollaro. Questo trend si è mantenuto anche nelle giornate successive, avendo il mercato pensato a tutte le conseguenze delle parole di Mario Draghi a livello economico. Diversi analisti hanno fatto diverse previsioni e senza dubbio colpisce quella fatta da Vincenzo Longo, market strategist di IG“ che ha sottolineato:

Ci aspettiamo un annuncio di riduzione del QE da 60 a 40 miliardi al mese in autunno (settembre o al più tardi ottobre), con partenza a gennaio 2018.

L’esperto anche sottolineato che per un rialzo dei tassi sarà molto probabilmente necessario aspettare la prima metà del 2018.