I dati macro economici preoccupano la Bce

di Paolo Valori Commenta

Il vero nodo continua ad essere quello dell’inflazione che nell’ultima pubblicazione è dopo mesi “migliorata” dallo 0,5% allo 0,7%, ma va ricordato che per la prima volta la Germania è risultata in deflazione su base mensile al -0,2%.

Sono livelli naturalmente allarmanti che condizionano al ribasso le aspettative di inflazione e perché non fanno sì che gli squilibri tra economie core e periferiche dell’eurozona possano in qualche modo assorbirsi. Da un lato, e questo va detto, le economie sviluppate fanno registrare dei tassi di inflazione spesso di poco superiori all’1% ma è pur vero che presentano tassi di disoccupazione neanche lontanamente paragonabili a quelli europei nonché aspettative di crescita ben più lusinghiere in termini di prodotto interno lordo.

Deflazione e inflazione, quale differenza intercorre

E finchè il nodo lavoro non sarà risolto dalle politiche nazionali (ed è questo il dramma dell’eurozona) difficilmente potrà riattivarsi un virtuoso circuito del credito e dunque la ripartenza dei consumi, spiega Davide Marone di dailyFx. Un nuovo problema per Draghi & Co è ora rappresentato dai tassi di mercato a breve che stanno risultando estremamente volatili verosimilmente per le drastiche e recenti riduzioni di liquidità nel sistema.

Ne è prova il balzo che si è avuto ieri del tasso EONIA, il tasso di interesse medio cioè al quale un paniere di banche si concede reciprocamente prestiti in euro su base giornaliera, un Euribor overnight in altre parole; ebbene questo è passato dallo 0,108% di martedi allo 0,260% di ieri, il che lascerebbe pensare che la BCE potrebbe contemplare nuove iniezioni di liquidità ma è più verosimile che Draghi si affretterà a ritenere questo un effetto della riattivazione del mercato interbancario europeo