In discesa i depositi overnight presso la BCE. Funziona la cura Draghi per il credito

di Paolo Valori Commenta

I depositi overnight presso l’istituto di Francoforte, da parte di quelle banche commerciali che hanno a disposizione liquidità in eccesso al fine della giornata, sono diminuiti in maniera sensibile se paragonati a quando essi non erano remunerati, ma nemmeno costava nulla usufruire di questo parcheggio temporaneo ma sicuro di liquidità, così come sono diminuite le richieste di prestito a tassi dello 0.40%, sempre rispetto alla media storica (ultimo dato rispettivamente 17 miliardi e 16 milioni contro un pre-cambio di tassi pari a 39 miliardi e 442 milioni,).

Questo sta a significare che la situazione del mercato del credito gradualmente si sta indirizzando verso quella strada voluta dal Board della BCE, senza chiaramente produrre effetti nel breve periodo, ma che nel medio potrebbe cominciare a fornire degli spunti di riflessione interessanti, sempre che il trend di utilizzo delle standing facilities divenga su base stabile e rimanga decrescente spiega DailyFx. Questo starebbe infatti a significare che il sistema interbancario (quello su cui si basa l’intera struttura economica europea) ha ricominciato a funzionare, con effetti sulla liquidità in circolazione nell’economia reale.

Quali cambiamenti adotterà la Bce per combattere la crisi?

Il fatto che il mercato cominci a vedere altre valute sotto l’ottica di rafforzamento (dollaro neozelandese e sterlina sopra tutti, dopo le decisioni delle due banche centrali che stanno giocando a rialzare i tassi – o preparare il mercato ad un rialzo, nel caso della BoE – desiderando comunque delle valute più deboli) potrebbe in qualche modo svilire il ruolo di attrattore di capitali (in quanto valuta che non può svalutare) dell’euro, portando così a flussi in uscita dall’Europa, ma fino a quando lo spauracchio di interventi degli istituti centrali (al fine di vendere valuta domestica per mantenere il suo valore contro dollaro controllato) non verrà meno, è possibile che l’euro rimanga catalizzatore di flussi, pur essendo i rendimenti dei benchmark obbligazionari a lungo termine europei più bassi a livello di tassi rispetto ai cugini americani.