L’Islanda acquisterà valute straniere per proteggere la corona

di Simone Ricci Commenta

Icelandic KronaLa banca centrale islandese ha fatto sapere di essere finalmente pronta a vendere corone e ad acquistare valute straniere (vedi anche L’Islanda e il dilemma dei controlli sulla corona). L’obiettivo della nazione scandinava è quello di aumentare le riserve che poi non saranno destinate ai prestiti. In questa maniera, infatti, si guarda al lungo termine, anche se l’implementazione del tutto dipende sia dalla forza della corona islandese che dai movimenti di cui si renderà protagonista il tasso di cambio.

Il tasso di interesse è stato lasciato fermo dall’istituto al 6% e si tratta del quarto meeting consecutivo in tal senso, dopo gli interventi utili per rafforzare la moneta in questione e per fronteggiare l’inflazione. L’Islanda si è vista costretta a interrompere le aste in valuta estera all’inizio dell’anno e anche a febbraio. Le intenzioni attuali, al contrario, sono quelle di acquistare divise straniere e allentare la pressione dai tassi. I policy makers stanno provando a tutti i costi di proteggere la corona islandese dalle perdite, visto che sono terminati da qualche tempo i controlli di capitale. Come messo in luce dalla stessa banca centrale, inoltre, il tasso di inflazione è molto vicino ai target che sono stati fissati: l’incertezza relativa agli sviluppi valutari di breve termine potrebbe contribuire a maggiori aspettative riguardo l’andamento dei prezzi al consumo, comunque, il processo sta continuando a gran ritmo.

Finora, in questo 2013 la valuta dell’isola nordica ha guadagnato sei punti percentuali rispetto all’euro, favorendo così il rallentamento inflazionistico (fino al 3,3% per la precisione) ad aprile. Dall’agosto del 2011, la banca ha provveduto ad aumentare i tassi di sei volte, sempre nell’ottica di proteggere la corona. Tutti gli sforzi monetari che sono stati appena spiegati sono elementi chiave per tutelare le famiglie e i consumi (nel 2009 l’inflazione ha raggiunto un picco spaventoso, il 19%), nonostante le revisioni al ribasso delle stime di crescita per quest’anno.