L’Islanda continua a intervenire contro la speculazione monetaria

di Simone Ricci Commenta

Icelandic-banknotes-460x276L’Islanda ha di fatto allentato i propri controlli sul capitale, visto che il nuovo governo dell’isola scandinava ha annunciato il probabile mantenimento di alcune restrizioni, mossa strategica per interrompere la speculazione della moneta (vedi anche L’Islanda e il dilemma dei controlli sulla corona). Come sottolineato dal ministro delle Finanze locali, Bjarni Benediktsson, è possibile che vi siano dei limiti nel trading valutario che coinvolge strumenti derivati.

In aggiunta, la nazione nordica potrebbe anche decidere di introdurre dei limiti al Foreign Exchange delle banche. Benediktsson ha aggiunto che non si può parlare in questo caso di una restrizione ai flussi di capitale, ma a una normale gestione del mercato monetario. La ridefinizione dell’obiettivo di cui si sta parlando si è resa necessaria alla luce di quanto scelto dall’eurozona per quel che riguarda Cipro e i relativi controlli. Secondo il Fondo Monetario Internazionale, comunque, mantenere delle misure simili può provocare la pericolosa distorsione dei mercati, mentre gli sforzi per prevenire la speculazione rischiano di essere rovinati. Già in passato l’Islanda ha mostrato di essere pronta ad adottare misure molto estreme con gli investitori.

In particolare, gli obbligazionisti delle maggiori banche nazionali sono stati costretti a subire e accettare un default da 85 miliardi di dollari, quando l’industria finanziaria dell’isola registrò una vera e propria implosione nel 2008. Quello che sta chiedendo Reykjavík attualmente ai creditori degli istituti di credito falliti è di “perdonare” le richieste denominate in corona (pari a circa 3,6 miliardi di dollari per la precisione), in modo da ridurre la pressione sulla divisa scandinava una volta che i controlli saranno terminati. L’economia locale, le industrie e la nazione non possono attendere oltre per la ricerca di valide soluzioni. I metodi tradizionali non sono stati sufficienti da questo punto di vista, perché è la situazione finanziaria a non essere tradizionale: è tempo di metodi inusuali e radicali, ma sarà disposta a questo l’Islanda?