L’Islanda potrebbe adottare il dollaro canadese

di Simone Ricci Commenta

REYKJAVIK, ICELAND - OCTOBER 8:  A bank customer holds a handful of Icelandic crowns from an ATM as Icelanders face the possibility of the island's economy running into bankruptcy on October 8, 2008 in downtown Reykavik, Iceland.  Iceland is the single country most exposed to the global credit crisis, as it has banking debts many times larger than its economy.  (Photo by Pall Stefansson/Getty Images)L’Islanda potrebbe adottare a breve il dollaro canadese come propria valuta ufficiale: quanto c’è di vero in questa indiscrezione che circola da tempo e che potrebbe avere dei risvolti importanti a livello di mercato monetario (vedi anche L’Islanda acquisterà valute straniere per proteggere la corona)? La crisi bancaria che ha sconvolto la nazione scandinava nel 2008 fa ancora sentire i propri effetti. L’alto tasso di disoccupazione e l’enorme serie di fallimenti hanno reso la divisa locale, la corona islandese, molto meno desiderabile.

Si sta cercando allora di guardare a un paese più solido dal punto di vista economico e il Canada sembra fare proprio al caso. Nessuno ha mai tentato un esperimento simile, anche se nel corso del XX secolo il paese nordamericano ha puntato all’annessione di una nuova provincia, quella delle Isole Turks e Caicos, con la conseguente fornitura di alcuni milioni di dollari destinati a questo paradiso fiscale. Perché non l’euro o il dollaro americano? L’adesione all’Unione Europea da parte del governo di Reykjavik è stata formalizzata nel 2009, con l’intenzione di puntare a una divisa stabile per le primarie necessità. L’attuale situazione dell’eurozona, però, sconsiglia di fare troppo affidamento sulla moneta unica. Neanche la moneta verde riesce a convincere del tutto.

Il Loonie (vezzeggiativo con cui è anche conosciuto il dollaro canadese) potrebbe invece garantire più credibilità economica agli islandesi. Il cambio diventerebbe favorevole, quello che non si può dire attualmente con la corona. Allo stesso tempo, però, l’isola nordica rischia di perdere il controllo interno della propria politica monetaria, senza dimenticare i risvolti relativi ai tassi di interesse e all’inflazione. La banca centrale diventerebbe una sorta di Bank of Canada and Iceland, con la precisazione che il governatore non si preoccuperebbe più di tanto degli islandesi. L’idea piace per il momento all’ambasciatore canadese in Islanda, le discussioni sono pronte per cominciare e si capirà se sta per aprirsi una nuova era valutaria.