JP Morgan: con euro debole paura per i bond

di Valentina Cervelli Commenta

Il cambio euro dollaro si è mostrato pressoché stabile in area 1,23 questa settimana e gli investitori, anche dopo le parole della Fed ed il suo rialzo degli interessi sono rimasti tranquilli. Chi mostra di avere qualche perplessità è JP Morgan che mette in guardia sui bond con un possibile euro debole.

E’ fuori da ogni dubbio che il mercato obbligazionario sia particolarmente concentrato su i rendimenti europei, soprattutto ora che almeno sul breve periodo sembra essere stato “scongiurato” il pericolo di brutte sorprese per via delle elezioni politiche italiane.  E’ importante comprendere, quando si parla di titoli di Stato, che la “salute” delle banche centrali e quello dei bond e delle valute sono strettamente collegate l’una con l’altro ed è per questo che è necessario tenere sotto controllo anche il mercato valutario quando si decide come agire per ciò che riguarda le obbligazioni.

Su questo il team global fixed income, currency e commodities di JP Morgan Asset Management non ha dubbi, a tal punto da studiare ufficialmente la reazione delle stesse a quello che è il comportamento di uno dei cross più importanti del mercato del Forex. Si legge nel rapporto dedicato:

Se l’euro dovesse restare debole, contribuendo così a mantenere accomodanti le condizioni finanziarie, la Bce avrebbe più spazio di manovra per alzare i tassi e quindi i rischi per le obbligazioni europee sarebbero maggiori. Nel complesso ci attendiamo che durante l’anno prevalgano i timori sui deficit gemelli e che quindi il tasso di cambio euro/dollaro salga attorno a quota 1,30. In ogni caso consigliamo agli investitori di monitorare questo confronto e di tenersi pronti a fronteggiare le eventuali conseguenze sulle obbligazioni europee.

Sia l’Europa che gli Stati Uniti mostrano di avere punti di forza e debolezze in pari modo: nell’Eurozona a fare la differenza è l’inflazione sempre al di sotto dell’obiettivo di lungo periodo. Al momento gli investitori puntano sull’euro: ma quanto durerà?