La sterlina preoccupa i mercati dopo la Brexit

di Paolo Valori Commenta

L'andamento delle quotazioni è influenzato dalla forte incertezza sul futuro delle relazioni economiche tra Londra e Bruxelles con la grande paura che ne è scaturita.

I dati sono ‘terrificanti’. In soli quattro giorni i mercati hanno bruciato 4.000 miliardi di dollari. Milano, uno dei listini più colpiti, continua a leccarsi le ferite.

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Le vendite sono state incessanti. Tuttavia, in mattinata Piazza Affari ha iniziato a recuperare attestandosi al +4,1% grazie al comparto bancario. Un comparto che, tuttavia, durante le ultime sessioni ha lasciato sul terreno un terzo del suo valore. Cresce, del 2,15%, anche Londra seguita da Parigi (2,4%) e Francoforte (2%).

L’andamento delle quotazioni è influenzato dalla forte incertezza sul futuro delle relazioni economiche tra Londra e Bruxelles con la grande paura che ne è scaturita. Dopo il il panico, però, gli addetti ai lavori guardano alle risposte delle istituzioni che si sono messe in moto per ridurre al minimo il danno economico. A Sintra, in Portgallo, è in corso il simposio annuale della Banca centrale europea, dal quale il governatore Mario Draghi ha chiesto un allineamento delle politiche monetarie per supportare la lotta alla bassa inflazione. Arrivato ieri sera in Portogallo, il presidente della Bce si era detto “dispiaciuto” per l’esito del referendum dopo aver ribadito che l'”Eurotower è pronta a tutto” per evitare nuovi attacchi speculativi sull’euro.

L’azione di Francoforte è evidente sul mercato obbligazionario e dei titoli di Stato: nonostante le enormi pressioni i movimenti sono minimi. Oggi lo spread tra Btp e Bund è in area 155 punti base, con i titoli italiani che rendono l’1,45% poco più del tasso registrato alla vigilia del referendum britannico.

Adesso, le Borse europee tentano il rimbalzo, capitanate dalla sterlina, dopo la caduta libera iniziata lo scorso venerdì a seguito dei risultati del referendum inglese che ha decretato la vittoria della Brexit e il prossimo avvio della prassi per uscire l’uscita dall’Unione europea da parte della Gran Bretagna.