Le opportunità valutarie dell’Africa sub-sahariana

di Simone Ricci Commenta

Le valute africane potrebbero non essere attraenti e destare la stessa attenzione dello yuan cinese, il rublo russo o il peso messicano, ma le opportunità si possono trovare anche nel “continente nero” (vedi anche A che punto è la moneta unica dell’Africa Occidentale?). In effetti, ci si sta accorgendo sempre più che anche le divise di alcune nazioni dell’Africa sub-sahariana sono interessanti e in grado di generare ritorni importanti in termini di investimento. Tra l’altro, i mercati stanno gradualmente tornando più liquidi e trasparenti.

Il riferimento non può che andare alla naira nigeriana, al cedi ghanese, al dalasi del Gambia, lo scellino ugandese quello keniano e molte altre. Si tratta in pratica di soluzioni monetarie “esotiche”, ma pur sempre appetibili a causa dei bassi tassi di interesse e della stentata crescita economica dei paesi sviluppati. Come spiegato da alcuni analisti, l’Africa rappresenta il tipico luogo in cui gli investitori investono molto poco. In realtà, le monete appena citate stanno continuando ad attrarre capitale e i livelli di rendimento sono saliti a valori molto buoni. In aggiunta, il quadro fiscale della maggior parte delle nazioni può essere considerato incoraggiante e persino la bassa età della popolazione è un fattore da tenere in debita considerazione.

Tali valute, poi, hanno degli andamenti che possono sembrare abbastanza volatili, ma che consentono allo stesso tempo agli investitori di sfruttare una opportunità di ottimo livello. In particolare, la naira nigeriana ha consentito al relativo portafoglio finanziario di raddoppiare di valore nel giro di pochi anni, ma lo stesso discorso può essere fatto anche per Ghana, Uganda e Zambia. Questa popolarità deve però essere accompagnata da una più radicata presenza fisica sul territorio degli istituti di credito. In questo caso si distingue soprattutto Standard Bank, la quale opera in diciannove paesi dell’Africa sub-sahariana, mentre Citi ha deciso di focalizzare la propria attenzione su Nigeria, Ghana, Gambia, Uganda, Kenya e Tanzania.