Piano salvataggio banche spagnole

di Roberto Commenta

La Commissione Europea ha dato il proprio benestare sui piani di ristrutturazione di quattro istituti di credito iberici: i programmi di revisione di BFA/Bankia, NCG Banco, Catalunya Banc e Banco de Valencia sono pertanto in linea con le regole europee sugli aiuti di Stato, con l’istituzione comunitaria che ha sottolineato come tali interventi permetteranno alle banche spagnole coinvolte di divenire nuovamente sostenibili sul lungo periodo, senza interventi pubblici. Ma vediamo allora di cosa si tratta, e perché il futuro degli istituti in questione potrebbe essere più roseo del previsto.

Partiamo dal Banco de Valencia, che verrà assorbito da La Caixa, oltre a ricevere 7 miliardi di euro. Catalunya Banc (con asset per 77 miliardi di euro nel 2011) riceverà invece complessivamente 14 miliardi di euro di interventi. La galiziana NCG, con asset per 72 miliardi di euro, riceverà circa 10 miliardi di euro. Infine, la BFA/Bankia, istituto con attivi per circa 306 miliardi di euro a fine 2011, riceverà complessivamente aiuti di stato per circa 36 miliardi di euro (vedi anche le previsioni sull’economia spagnola 2013).

Inoltre, entro il 2017 gli attivi degli istituti di credito dovranno essere ridotti del 60 per cento rispetto ai dati del 2010, con una maggiore concentrazione sui prestiti al pubblico retail e alle piccole e medie imprese nelle rispettive regioni di riferimento.

“Prevista un’uscita dal business dello sviluppo immobiliare e una limitazione della loro presenza nel wholesale bancario” – si sofferma il quotidiano La Stampa, che si occupato del caso –“Questo dovrebbe rafforzare il capitale e la liquidità degli istituti. Il trasferimento di attivi al fondo Sareb per la gestione delle posizioni a rischio dovrebbe ridurre l’impatto di eventuali ulteriori svalutazioni sugli asset più rischiosi. La Spagna si è impegnata a vendere le banche NCG e Catalunya Banc entro cinque anni. Se la ristrutturazione e la vendita di questi due istituti non dovesse andare a buon fine si procederà con un default ordinato degli istituti. L’assorbimento delle perdite sopportate dalle banche e dai loro stakeholder assicurerà, con le misure di ristrutturazione un livello soddisfacente di ripartizione degli oneri e un adeguato contributo specifico al finanziamento dei significativi costi di ristrutturazione. Questo riduce l’intervento dello stato necessario alla ristrutturazione stessa delle banche di circa 10 miliardi di euro”.