Rialzo tassi Fed a giugno, crescono le probabilità

di Paolo Valori Commenta

Fioccano, dopo gli ultimi dati macro, i commenti da parte di alcuni esponenti (non votanti) della Fed, e cioè il presidente della Fed di San Francisco, John Williams, quello di Atlanta, Dennis Lockhart e il rappresentante di Dallas Robert Kaplan il quale, a sua volta, ha parlato di un rialzo utile per giugno o, al più tardi, per luglio.

La Fed rilascia ormai di frequente dichiarazioni che lasciano presagire in che direzione stiamo andando: verso un nuovo rialzo dei tassi di interesse, che potrebbe verificarsi a giugno. Il mercato, però, rimane sospettoso.

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Fino ad oggi il numero uno della Federal Reserve, Janet Yellen, ha mantenuto con veemenza la sua linea dovish contro una parte dei colleghi i quali, soffermandosi sui dati macro che, per quanto positivi non erano certo esaltanti, facevano intravedere una possibilità di incrementare il peso del costo del denaro nel breve. 

Nello specifico si sono moltiplicati proprio in queste ore i commenti da parte di alcuni esponenti (non votanti) della Fed, e cioè il presidente della Fed di San Francisco, John Williams, quello di Atlanta, Dennis Lockhart e il rappresentante di Dallas Robert Kaplan il quale, a sua volta, ha parlato di un rialzo utile per giugno o, al più tardi, per luglio. 

I numeri rimangono ancora dalla parte del mercato con possibilità di rialzi già nel prossimo mese che non superano il 15% di probabilità. Rimane poi aperta anche la questione del “quanto”: si tratta della forbice, finora minima, dei rialzi in sè. A Marzo la Fed stessa aveva parlato di un rialzo di mezzo punto per questo 2016, una possibilità anch’essa con una percentuale minima per gli operatori i quali continuano a considerare la volontà del governatore Yellen come una luce più determinata all’accomodamento. Anche se dall’altra parte c’è chi fa notare che dall’ultima volta che la Yellen ha parlato i dati sull’economia, vero faro nella notte per le decisioni Fed, hanno registrato un sensibile miglioramento su tutti i fronti, sia quello lavorativo ma anche, e soprattutto, sul fronte dei salari e dell’inflazione.