La Romania potrebbe interrompere il taglio dei tassi

di Simone Ricci Commenta

bnrLa banca centrale della Romania (Banca Naţională a României) potrebbe astenersi dal tagliare il tasso di interesse principale per il nono meeting consecutivo: l’istituto di credito manterrà dunque il riferimento più importante in questo senso al 5,25%, come previsto dalla maggior parte degli economisti. Il taglio in questione è cominciato giusto un anno fa, quando la produzione agricola ha fatto lievitare i prezzi alimentari. Il tasso dovrebbe poi rimanere fermo fino alla conclusione del 2013.

L’inflazione rumena ha fatto registrare un interessante rallentamento a marzo, visto che il ritmo è stato superiore rispetto alle aspettative, scendendo dal 5,65 al 5,25% su base mensile. I risvolti dal punto di vista valutario sono presto detti. Il leu, la moneta che ha dato vita alle migliori performance in assoluto nel cambio con l’euro quest’anno tra le economie dell’Europa orientale, è stato scambiato questa mattina a quota 4,3230 presso la Borsa di Bucarest. Si tratta di un calo di 0,2 punti percentuali rispetto a quanto accaduto ieri, mentre l’andamento del 2013 è incoraggiante, con un rialzo complessivo del 3% (vedi anche L’Fmi risolleva le sorti del leu dopo tre giorni). La vicina Ungheria ha provveduto a ridurre il tasso al livello più basso di sempre, vale a dire il 4,75% una settimana fa, così da favorire l’emersione dell’economia locale dalla recessione.

Altro esempio da seguire potrebbe essere quello della Polonia e della Repubblica Ceca, paesi che fanno parte della stessa regione e che spesso sono solti agire in contemporanea. Bucarest è destinata a evitare la già citata recessione, come è probabilmente avvenuto nel primo trimestre dell’anno (gennaio-marzo), grazie all’aggiustamento del prodotto interno lordo per uno 0,4% stagionale rispetto ai tre mesi precedenti: gli analisti non erano stati altrettanto ottimisti, prevedendo un modesto 0,1%. Di questo passo, il leu non può che perfezionare le proprie performance, beneficiando soprattutto del +1,6% dell’economia nel suo complesso, stando ai numeri forniti dalla Commissione Europea.