Scambio di dichiarazioni forti tra BCE e FED sul dollaro

di Daniele Pace Commenta

Mario DraghiIl dollaro continua a scendere e Draghi, d’accordo con parte del consiglio della BCE, ha lanciato una velata accusa verso la Fed e l’amministrazione americana, nel suo discorso di giovedì a margine del meeting della banca. È la risposta della BCE al segretario del Tesoro americano Stephan Mnuchin, che aveva dichiarato come un dollaro debole fosse chiaramente un vantaggio per il commercio statunitense. Il ministro ha poi fatto marcia indietro questa mattina, in una dichiarazione breve ma decisa. Sarebbe stato solo un malinteso, secondo Mnuchin, e quindi il dialogo con l’Europa può continuare.

Draghi aveva dichiarato in modo chiaro: “Dobbiamo chiederci se l’attuale tasso dipende da dichiarazioni fatte altrove”. Il riferimento è molto semplice. La BCE avrebbe voluto iniziare un graduale cambiamento nella politica monetaria, ma il dollaro debole la sta obbligando a tenere la stessa linea per iniettare liquidità, sia con i Qe che con i tassi bassi, in modo da mantenere quantomeno un cambio stabile con il biglietto verde.

Draghi ha anche affermato che i “timori vanno oltre il tasso di cambio. Se ci sarà una stretta monetaria ingiustificata, saremo costretti a ripensare la nostra strategia”. La BCE sembra essere dunque con le spalle al muro oggi, e non riesce a raggiungere i suoi obbiettivi. L’inflazione non cresce, l’euro non scende, e il 2018 sembra dover proseguire sulla stessa linea del 2017.