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Debito pubblico italiano 2012

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Risultati allarmanti per il debito pubblico italiano; l’impennata avuta a marzo potrebbe avere ripercussioni gravi sul sistema economico finanziario ed anche se le aste di titoli di Stato non sono state disturbate, i numeri non sono convincenti.

A febbraio il debito pubblico italiano si attestava a quota 1928.266 miliardi di euro mentre a gennaio si era rivisto il record a quota 1934.980 miliardi di euro. Le finanze pubbliche hanno poi registrato in marzo un nuovo record, oltre la soglia di 1946,083 miliardi di euro che ora spaventa gli investitori.

Il periodo difficile per l’intera zona Euro vede una costante rivalutazione dei debiti sovrani, ma con questo non vuol dire che il rischio di insolvenza sia diventato maggiore; la rivalutazione delle somme di debito si deve a tanti fattori, non ultimo i tassi di interesse ancora troppo alti rispetto ai periodi più “tranquilli”. La domanda sui titoli di Stato rassicura comunque gli investitori e gli Italiani; il debito è alto, ma ancora sotto controllo ed il rischio insolvenza per il momento è inesistente, visto che con tassi tutto sommato modesti la raccolta continua ad avere esito positivo.

Notizie del genere comunque animano la discussione intorno alla Politica; tagli e tasse dovevano servire anche ad evitare questa (spiacevole) situazione, ed a questo punto ci si domanda se il Governo stia veramente agendo nella maniera giusta e se si quando arriveranno i primi risultati.

BANCHE E DEBITI SOVRANI, MOODY’S AVVERTE

Nei prossimi mesi arriverà la risposta, intanto le previsioni vedono un debito pubblico ancora in leggero aumento o comunque in fase stazionaria sui valori raggiunti; questo potrà calare solamente se il lavoro del Governo Tecnico sarà stato corretto ed avverrà unicamente dopo il pareggio di bilancio previsto per il 2013. Attualmente, anche se i numeri spaventano, la situazione non è ancora fuori controllo e si attende il secondo semestre del 2012 per cominciare a tirare le conclusioni sul lavoro del Governo.

DEBITI SOVRANI EFFETTI SUGLI USA