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Bce-Fed, banchieri a confronto

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 I banchieri centrali più potenti del mondo hanno parlato quasi in contemporanea, roba da mondovisione. Ottimismo dalla Bce di Jean-Claude Trichet (sinistra), attacco alle grandi banche da parte dell’omologo americano, Ben Bernanke. L’economia europea è in ripresa, lo staff dell’Eurotower ha rivisto al rialzo le stime del Pil aggregato per 16 paesi della moneta unica e i tassi d’interesse rimangono per il 15esimo mese consecutivo incollati all’1 per cento. I governi hanno implementato le misure di stimolo ma c’è ancora lavoro da fare per chi è rimasto indietro. Al netto dell’incertezza permanente, Trichet, confida in una ripresa moderata anche nel secondo semestre. Bernanke, invece, dopo lo schiaffo di Jackson Hole, dove ha constatato che l’economia Usa è ancora in affanno, ha attaccato le grandi banche: “Se la crisi ha una lezione da insegnare – ha ammonito davanti alla Financial Crisis Inquiry Commission del Congresso – è che il problema del ‘too-big-to-fail’ deve essere risolto”. Non c’era possibilità alcuna di salvare Lehman Brothers, ha aggiunto, sarebbe stato “uno spreco di denaro”. Parole che arrivano dopo le accuse scagliate dall’ex manager dell’istituto Dick Fuld, additato come simbolo dello scempio di Wall Street. L’amministratore delegato aveva accusato governo e banca centrale di non aver fatto nulla per sollevare Lehman dall’oblio. Uno scambio di accuse che tuttavia fa trapelare, ancora una volta, l’impressione che la faccenda non sia ancora stata chiarita: al netto della scelleratezza di comportamenti a rischio da parte dei banchieri di chi è la responsabilità? Qualcuno ritiene che sarebbe bene chiedere a John Paulson, ex ministro del Tesoro.