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Forex Insider, l’analisi della settimana

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Capire a quanto arriverà il prezzo del petrolio sembra diventato uno sport internazionale. Per adesso sappiamo che ha già toccato i 120 dollari e che al momento è fissato sui 112,24 dollari al barile sul Brent, il benchmark di riferimento. La situazione in Libia è ancora precaria, un governo di trasnizione e autonomo si è insediato a Bengasi, mentre il colonnello Gheddafi rimane asserragliato nella sua residenza di Tripoli. In Medio Oriente parlare di stabilità politica pare dunque un’eresia. Tra i banchieri d’affari, come riassume anche Linkiesta.it, sembra il toto scommesse. L’istituto britannico Hsbc profetizza 150 dollari, un record raggiunto solo con la crisi di Lehman Brothers (o che sia il petrolio ad aver dato vita alla crisi attuale mentre tutti guardavano Lehman? Ma…questo è un altro discorso). La giapponese Nomura azzarda invece con 220 dollari descrivendo uno scenario (quasi) apocalittico da crisi petrolifera in pieno stile “guerra del Golfo”. Dagli Usa Morgan Stanley guarda soprattutto alla produzione ed è preoccupata per un calo del petrolio della Libia, uno dei primi esportatori di greggio mondiali con il massimo delle riserve tra i paesi Opec. Infine arriva Barclays che costruisce due scenari diversi. Nel primo si ipotizza un rally del greggio che avvantaggerebbe i paesi dell’Asia centrale e del Caspio. L’altro un petrolio stabile sui livelli attuali avrebbe un impatto negativo sui tassi d’interesse delle rispettive valute generando in alcuni casi, come quello Turco, un impatto sul Pil annuale. Di cassandre ce ne sono parecchie. Di persone capaci di guadagnare in tempi d’incertezza altrettante, comprese le stesse banche d’affari.

(Foto: REUTERS/Zohra Bensemra)

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