Guerra delle valute: parlano Grilli e Visco

di Roberto Commenta

Non c’è nessuna guerra delle valute. A dirlo – ma quanti, in realtà, hanno creduto a tali affermazioni? – è stato il ministro delle finanze Vittorio Grilli al recente G20, secondo cui quanto sta accadendo tra yen e dollaro non è una “guerra valutaria”, ma “cambiamenti di impostazione macroeconomica nazionale che fanno parte di nuovi percorsi di stabilizzazione delle diverse economie“. Comunque la si chiami, la turbolenza ancora in atto potrebbe generare serie conseguenze per l’euro.

Cerca di spegnere i fuochi del facile allarmismo anche il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, che ricorda come “al G20 abbiamo concordato che non c’è una guerra delle valute”. Visco ha riferito come la questione sia stata “molto discussa, contrariamente alle aspettative. Meno se ne parla meglio è, non abbiamo nulla da guadagnare” – ha poi aggiunto, forse riferendosi in maniera critica allo spazio mediatico che ha trovato la questione, in tutto il mondo (vedi anche Visco vuole rimuovere banchieri non adeguati).

“Anche gli stessi giapponesi non hanno un movimento che danneggi l’euro direttamente, fanno politiche non per la crescita ma contro la deflazione, politiche interne” – ha inoltre affermato Visco, ribadendo come i tassi di cambio “non sono obiettivo di competitività”.

Secondo quanto affermato da Grilli, pertanto, non vi sarebbe alcun antagonismo tra le varie politiche. “C’è stata una discussione, ma penso che le parole di ieri (3 giorni fa, ndr) del presidente della Bce fossero anche riassuntive del dibattito” – ha dichiarato Grilli riferendosi a quanto aveva affermato Draghi, che definì un “chiacchiericcio” le voci sulla guerra delle valute. Secondo il ministro, quindi, non si tratta di “interventi specifici di cambi ma sono il riaggiustamento dei valori di cambi a nuove evoluzioni macroeconomiche nazionali (…) Spero che col G20 si ribadiscano quei principi generali e importantissimi che sono già stati espressi nel comunicato del G7” (vedi anche Conti pubblici Italia valutazione Bankitalia).