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OCSE: tasso disoccupazione allarmante

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La disoccupazione dovrebbe rimanere a livelli preoccupanti nei paesi OCSE, almeno fino alla fine del 2013. Questo è l’allarme lanciato dall’Organizzazione di cooperazione e di sviluppo economico nel suo “Employment outlook 2012”, cui fa eco l’appello a fare “di più per stimolare la creazione di posti di lavoro e aiutare chi è in cerca di una occupazione”.

L’OCSE rileva che la situazione varia considerevolmente da un paese ad un altro, sottolineando che “la disoccupazione è un trend in aumento nell’Unione europea dal 2011”, mentre rimane ad un livello stabile, intorno all’ 8,25 %, negli Stati Uniti. Al contrario, nelle maggior parte delle economie emergenti più importanti, e con l’eccezione del Sud Africa, i mercati del lavoro stanno reagendo abbastanza bene, resistendo alla crisi.Certo, la crisi naturalmente. Ma anche la precarietà dei contratti di lavoro e il costo del lavoro spiegano la riluttanza delle aziende ad assumere. Il salario minimo elevato scoraggia le imprese ad investire e il circolo vizioso non può interrompersi.

Il tasso di disoccupazione giovanile in Europa ha infranto tutti i record. In cinque anni è passato dal 15,2% al 22,1% (marzo 2012) nell’area euro. Ma questi numeri mascherano enormi disparità: per esempio, in Spagna e Grecia, la disoccupazione colpisce più di un giovane su due contro circa uno su cinque alla fine del 2007. Nell’area euro, la disoccupazione ha raggiunto un record storico nel emse di maggio: il dato si è impennato all’11,1%.

Il tasso di disoccupazione tra i giovani è in forte aumento. Secondo un rapporto della Commissione europea rilasciato nel dicembre 2011, il 28% dei giovani sotto i 25 anni è alla ricerca di un lavoro da più di 12 mesi. Si tratta di una situazione destinata ad aggravarsi se la crisi dovesse perdurare. Senza contare che rimanere troppo a lungo fuori dal mercato, rende ancora più difficile un eventuale inserimento o una reintegrazione.

Oltre alla congiuntura economica, anche la segmentazione del mercato del lavoro spiega l’alto tasso di disoccupazione tra i giovani: i contratti a tempo indeterminato sono riservati ai dipendenti anziani ed esperti che ricevono una forte protezione, creando così barriere all’ingresso per i giovani.

In questo paesaggio desolato, solo la Germania è un’eccezione dal momento che è l’unico paese nella zona euro dove la disoccupazione giovanile, nel mezzo della crisi, è diminuita  al 7,9% nel mese di marzo 2012 contro l’11,4% del dicembre 2007. Quindi ci sono effettivamente politiche che funzionano. Il sistema di apprendistato sembra essere la chiave di volta del successo tedesco.

L’OCSE promuove la riforma approvata dal governo Monti, considerata un passo importante alla luce degli squilibri e delle difficoltà cui il paese sta facendo fronte da tempo. C’è margine  di manovra per un miglioramento e il pacchetto di riforme intrapreso ha il potenziale per ridurre la segmentazione del mercato dle lavoro e “i costi sociali dei futuri indebolimenti dell’economia e degli aumenti della disoccupazione”.  Ma per ora, la fotografia scattata dall’OCSE è decisamente a tinte cupe.

“L’Italia é stata colpita duramente dalla crisi ed è probabile che la disoccupazione continui ad aumentare”. Questo è quanto scrive l’Ocse nel suo ultimo rapporto sulle prospettive dell’occupazione, presentato a Parigi.

In Italia il costo occupazionale della crisi “non è distribuito in modo uniforme. Sono stati soprattutto i giovani e i lavoratori meno qualificati a perdere il lavoro“. Un giovane su due è precario. Dopo un temporaneo miglioramentoregistrato nel 2011, il tasso di disoccupazione è tornato a salire negli ultimi tre trimestri, fino a superare il 10% in  maggio – mese in cui anche il dato riferito alla zona euro ha segnato il suorecord –  e si prevede che continuerà ad aumentare nel 2013.