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  • 24
  • set
  • 2010

Grano, l’aumento dei prezzi preoccupa la Fao

Di Alberto Brambilla, in Materie Prime, Mercati Emergenti.

I vertici delle compagnie agricole russe sono preoccupati per le conseguenze della siccità che ha colpito il paese, così come gli analisti esperti di commodities che mettono in guardia dagli effetti dello stop alle esportazioni di grano da parte di Mosca. Timori che si inseriscono in un contesto che ha allarmato anche la Fao, l’organizzazione Onu che si occupa della vigilanza sulle risorse alimentari del pianeta: il recente rialzo dei prezzi del cibo è stato il tema principale della conferenza che si è tenuta venerdì a Roma. La speculazione non è priva di colpe visto che il mercato dei derivati sul quale vengono anche trattate le materie prime è esente da legislazione e controllo ma contribuisce in maniera significativa alle fluttuazioni dei prezzi. “I delegati condivideranno informazioni riguardo alle recente instabilità dei mercati – si legge in un rapporto delle Nazioni Unite diffuso dall’Associated press – e esamineranno il ruolo delle informazioni e la trasparenza del mercato ad esempio riguardo i raccoti di riso e grano”. Le recenti rivolte in Mozambico non hanno fatto altro che accrescere la preoccupazione ma gli ufficiali Onu hanno evidenziato il fatto che la situazione è vicina e non più grave rispetto a quanto riscontrato nella crisi del 2007-2008. Ad acuire i dubbi sul futuro c’è anche l’aumento dei prezzi del petrolio che porta i consumatori a preferire i carburanti bio. L’impressione è che le violenze e il malcontento non si fermerà qui perché si sta diffondendo anche in India, come ha fatto notare l’emittente inglese Bbc.

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Commenti:

Sono stati scritti 2 commenti su "Grano, l’aumento dei prezzi preoccupa la Fao"

  1. [...] sulla merce prodotta a causa dell’aumento esponenziale del foraggio. Basti pensare che il prezzo del grano è salito del 40 per cento durante i mesi estivi a causa della siccità e del blocco delle esportazioni russe. generabanner('singlepost_3');html > [...]

  2. [...] Studi della Cgia precisano che si è arrivati a questo risultato partendo dall’ipotesi che l’aumento dei prezzi registrato negli ultimi dodici mesi (+ 2,4% tra febbraio 2011 a febbraio 2010) non ha modificato i [...]



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