Nuovo accordo valutario tra Cina e Singapore

di Simone Ricci Commenta

Cina e Singapore hanno raddoppiato il loro accordo valutario per quel che riguarda l’importo complessivo: non si tratta più, infatti, di 150, ma di 300 miliardi di yuan, dopo che la minuscola città-stato asiatica è divenuta il terzo centro offshore in relazione alla divisa dell’ex Impero Celeste lo scorso mese (vedi anche Le scelte di Singapore risollevano le valute asiatiche). In questa maniera, i fondi saranno messi a disposizione delle istituzioni finanziarie eleggibili dei due paesi per un periodo totale di tre anni, come annunciato in via ufficiale dalle rispettive banche centrali.

Tra l’altro, bisogna anche ricordare che Pechino ha rappresentano il terzo maggior partner commerciale per Singapore nel corso del 2012, subito dopo la Malesia e l’Europa. A questo punto, sarà la Commercial Bank of China a gestire la transazioni in yuan all’interno di Singapore, rendendo possibile tutto questo anche ad Hong Kong e Taiwan. Perfino la città di Londra sta tentando di riordinare nella maniera migliorare l’intesa monetaria con la seconda economia internazionale. Per ottenere un obiettivo simile, però, la capitale inglese ha bisogno di diventare anch’essa un centro offshore per lo yuan nel Vecchio Continente.

Come è stato spiegato dalle parti interessate, il nuovo scambio bilaterale va ora a rinforzare la cooperazione già piuttosto solida tra People’s Bank of China e la Monetary Authority of Singapore, a tutto vantaggio dei rispettivi sistemi economici e della stabilità finanziaria. Si punta, inoltre, a una migliore fornitura di liquidità in valuta estera, al fine di stabilizzare i mercati finanziari. Il premier cinese Wen Jiabao ha ribadito questa settimana come sia intenzionato a espandere l’utilizzo oltre confine dello yuan, incoraggiando gli investimenti stranieri, dato che Pechino vuole accrescere il deficit del budget fino al 50% nel corso di quest’anno. L’intesa di cui si sta parlando è stata siglata giovedì scorso ed è andata a rimpiazzare quella che recava la data del 23 luglio del 2010.