La pausa monetaria del Messico è destinata a continuare

di Simone Ricci Commenta

La banca centrale del Messico è pronta a estendere la pausa monetaria che ha avviato ormai da più di tre anni: la giornata odierna dovrebbe essere fondamentale in questo senso, con l’annuncio dell’ultima politica dell’anno. Le previsioni sono proprio in favore di una scelta simile, visto che gran parte degli economisti e degli analisti finanziari sono convinti che l’istituto di credito manterrà il proprio atteggiamento ortodosso e conservativo, con un tasso di interesse overnight pari al 4,5%. Quest’ultima percentuale è inossidabile da almeno trentuno meeting monetari consecutivi.

La riduzione dell’inflazione annuale, ai minimi da quattro mesi a metà novembre, dovrebbe consentire di prevenire l’aumento dei tassi, come è stato precisato in più di un’occasione. Dall’altra parte, però, c’è da tenere in considerazione l’andamento dei prezzi al consumo, ancora al di sopra del traget fissato dalla stessa banca centrale: ecco perché non vi dovrebbe essere nessun quantitative easing nell’immediato, nonostante l’economia del paese centroamericano sia attualmente protagonista di un rallentamento. Dal punto di vista valutario, poi, i mesi di settembre e ottobre hanno riservato due notizie positive. Anzitutto, il salvataggio della Spagna ha risollevato il peso messicano poco più di due mesi fa; a distanza di meno di due settimane, poi, si è ridotta la volatilità del peso messicano.

I tassi di interesse del Banco de Mexico sono gli stessi decisi nel luglio del 2009, dunque sono passati quasi tre anni e mezzo per la precisione. Qualche modifica, invece, potrebbe verificarsi verso la fine del 2013, oppure nel 2014. Sempre a ottobre, comunque, la banca aveva fatto intendere come fosse pronta a intervenire sui tassi, ma poi non ha dato seguito ai propri annunci. Il governatore Agustin Carstens è preoccupato delle difficoltà insite in una manovra del genere: intanto, però, la crescita economica messicana è scesa fino al 3,3% nel terzo trimestre del 2012, in particolare a causa delle deboli esportazioni.