Rublo ai minimi storici

di Paolo Valori Commenta

La moneta russa si è ulteriormente indebolita del 2,6%, calando al minimo storico di 48,6550 contro il dollaro.

Quali sono le implicazioni della mancata diminuzione della produzione del petrolio da parte dell’OPEC decisa durante il vertice tenutosi ieri a Vienna al quale hanno partecipato i rappresentati dei principali Paesi produttori di greggio?

Il mancato taglio potrebbe inviare la Russia direttamente in recessione durante il prossimo anno. A ritenere valida tale ipotesi sono gli economisti interpellati da Bloomberg, secondo cui la probabilità che nel prossimo anno l’economia russa si contragga, se le quotazioni saranno più basse di ottanta dollari al barile, quando nella media tra metà ottobre e metà novembre si sono attestate a quasi 83 dollari, è pari al 75%.

La banca centrale ha già messo a zero le prospettive di crescita per l’anno 2015, mentre per gli economisti la Russia potrebbe crescere di appena lo 0,1%, molto meno dello 0,8% valutato appena un mese fa.

Nella tarda serata di ieri, intanto, sono arrivate brutte notizie per il Rublo. La moneta russa si è ulteriormente indebolita del 2,6%, calando al minimo storico di 48,6550 contro il dollaro. Dall’inizio del 2014, la valuta russa si è svalutata di oltre il 30%, anche se ciò ha avuto un effetto positivo sulle entrate fiscali, dal momento che ha compensato la caduta delle quotazioni del Brent esportato (-35%), tradotte in dollari.

Il deprezzamento del rublo, il quale aveva anche vissuto un’ottava molto fortunata la scorsa settimana, potrebbe avere un effetto alquanto negativo sull’inflazione, già aumentata a novembre dell’8,3%. Gli economisti ritengono che l’inflazione potrebbe portarsi al 9% a dicembre e toccare il picco del 9,3% nel primo trimestre del 2015, salvo rallentare successivamente.

Per quanto non siano stati forniti target specifici, il governatore della Banca di Russia, Elvira Nabiullina, potrebbe intervenire a difesa della moneta, qualora dovesse essere toccato il cambio di 50 contro il dollaro. All’inizio di questo mese, l’istituto ha liberalizzato il cambio, consentendo alla valuta di oscillare liberamente sul mercato, dopo avere “bruciato” 90 miliardi di dollari delle riserve per difenderlo.