Bce, tassi dritti verso l’1%. “Misure non convenzionali”: allungamento termini prestiti e acquisto obbligazioni aziendali. Dagli Usa poca trasparenza sugli stress test

di Alberto Brambilla 2

tassi-interesseMentre tutta l’attenzione degli economisti finanziari è rivolta verso la maxi operazione Fiat, gli operatori del mercato valutario osservano i movimenti in atto ai piani alti dell’Eurotower. Giovedì il consiglio Bce prenderà la decisione definitiva sul taglio dei tassi. Il mercato dà già per scontato un taglio di 25 punti base, da 1,25 a 1%. I vertici della Banca centrale europea avevano manifestato a più riprese l’intenzione di portare i tassi sulla soglia “limite” dell’1%. Dato che con tutta probabilità rimarrà immutato fino alla seconda metà del 2010, l’anno della svolta secondo quanto riferito ieri da Lucas Papademos, membro del direttivo Bce.
Resta ancora da capire come si muoverà la Banca centrale sul fronte delle “misure non convenzionali”. Jurgen Stark ha dichiarato che non sarà necessario seguire l’esempio anglosassone del Quantative Easing, anche perché l’acquisto di titoli di stato è vietato dalle norme Ue. Gli analisti convergono su due ipotesi: allungamento dei prestiti di rifinanziamento a lungo termine concessi alle banche fino a un anno (dai sei mesi attuali) e l’acquisto di obbligazioni societarie per dare respiro alle imprese strette nella morsa creditizia. Se il Consiglio dovesse seguire questo sentiero sarà necessario stilare una lista delle imprese, un nodo politico più che economico-monetario. In ogni caso “il sostegno delle banche” per Trichet resta fondamentale.
Intanto dall’altra parte dell’Oceano tardano ad arrivare i risultati degli stress test sugli istituti di credito Usa, la cui pubblicazione è prevista per la settimana prossima, mentre si insinua un ragionevole dubbio sulla veridicità dei risultati, dal momento che si basano su stime fornite dalle banche medesime – è come giocare in casa senza avversari. Il governo non ha dato prova di particolare trasparenza ritardando la diffusione dei dati ma gli istituti, nonostante tutto, chiedono clemenza.

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