Home Economia Bernanke esclude QE3. Sale dollaro, crolla oro

Bernanke esclude QE3. Sale dollaro, crolla oro

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 Mercoledì è stato il giorno della Fed. Per gli investitori la dichiarazione del presidente della Federal Reserve davanti al Congresso, è stata una delusione: “Big Ben” Bernanke non ha fornito alcuna indicazione circa la possibilità di un prossimo QE3. Se il tasso di disoccupazione ha mostrato un netto calo, Bernanke ha tuttavia precisato di non aspettarsi che il dato possa nuovamente diminuire, e così rapidamente, quest’anno.

Il numero uno della FED ha aggiunto che “la ripresa economica negli Stati Uniti sta continuando, ma il ritmo di crescita è irregolare e modesto rispetto agli standard storici”. “Con una disoccupazione elevata e l’inflazione modesta, il FOMC ritiene che il mantenimento di una politica monetaria estremamente accomodante sia coerente con il raggiungimento dei suoi due obiettivi”.

Gli operatori di mercato si attendevano un approccio e dei toni più ottimistici, ma  Bernanke ha preferito restare cauto. Così, scongiurata l’eventualità di un “quantitative easing” negli Stati Uniti, almeno imminente, il dollaro (USD) si è apprezzato nei confronti dell’euro (EURO), . E’ interessante notare come l’euro abbia reagito molto di più alle parole di Ben Bernanke piuttosto che all’operazione della BCE, ovvero il maxi prestito (529,53 miliardi di euro, superiore alle aspettative) a 3 anni e ad un tasso dell’1% concordato a 800 banche europee .

L’apprezzamento del biglietto verde ha fatto precipitare il prezzo dell’oro (-5,48%), un crollo esacerbato dai profitti realizzati dopo svariate progressioni al rialzo dei prezzi. Paradossalmente, i prezzi del petrolio non hanno reagito allo stesso modo, guadagnando lo 0,26%, a 106,83 dollari al barile. Una crescita ancora più sorprendente, dal momento che le scorte di petrolio sono aumentate cinque volte più del previsto durante l’ultima settimana.

E ancora, gli investitori non sono stati incoraggiati da quanto reso noto dalla Fed e pubblicato nel Libro Beige. L’attività economica statunitense ha continuato a crescere a un tasso ritenuto da modesto a moderato, nel corso del periodo gennaio-inizio febbraio 2012. Tuttavia, si noti che i prezzi dei titoli di Stato americani hanno continuato a diminuire, il che significa che il declino del mercato azionario non riflette la rinnovata cautela degli operatori.

La dichiarazione di Ben Bernanke davanti al Congresso e la pubblicazione del Beige Book sono stati solo pretesti per i movimenti di mercato. Se Bernanke ha evitato di parlare di un QE3, significa che la Fed ha rilevato che la ripresa negli Stati Uniti non è più necessaria. Il numero uno della Federal Reserve non l’ha tuttavia esclusa, perché in caso di peggioramento delle condizioni economiche negli Stati Uniti, potrebbe tornare rilevante.

Il Beige Book ha espresso maggiore ottimismo, soprattutto rispetto alle  precedenti pubblicazioni. Dei dodici distretti solo quello di New York ha registrato un ritmo più lento di espansione economica. L’industria manifatturiera ha continuato a crescere a un ritmo costante in tutto il paese; molti distretti hanno registrato un incremento dei nuovi ordini, della produzione, delle spese in conto capitale, soprattutto in settori legati all’automobile. Le prospettive di vendita per il prossimo futuro sono essenzialmente ottimistiche. Inoltre, le condizioni sul mercato immobiliare sono leggermente migliorate, con un aumento delle vendite di case. Le pressioni salariali sono state generalmente contenute e i prezzi dei beni finali sono rimasti stabili.

Mercato deluso, quindi, ma non depresso, il che significa che il giorno della Fed non ha rappresentato un segnale di declino costante, di cui rappresenta una evidenza il calo contenuto degli indici. L’indice Mortgage Bankers Association è sceso dello 0,3% durante la settimana conclusasi il 24 febbraio. La crescita del PIL USA nel quarto trimestre del 2011 è stata rivista al rialzo al 3,0% su base annua, il tasso più alto dal secondo trimestre 2010, secondo la seconda stima del dipartimento del Commercio, mentre gli economisti avevano previsto un incremento del 2,8%, invariato rispetto alla previsione originale.

Il PIL degli Stati Uniti è aumentato dell’1,8% nel terzo trimestre del 2011. I consumi delle famiglie sono crescuti del 2,1% (rivisto dal 2,0%) nel quarto trimestre del 2011 dopo, il +1,7% nell’ultimo trimestre. L’indice PMI di Chicago è nettamente salito nel mese di febbraio, portandosi a 64 punti, contro i 60,2 punti del mese precedente e contro una stima di 60 punti degli economisti.

Le scorte di petrolio greggio negli Stati Uniti sono decisamente incrementatenel corso della scorsa settimana (cinque volte di più riseptto alle attese di mercato), secondo il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti: un incremento di 4,2 milioni di barili durante la settimana terminata il 24 febbraio che ha portato il dato ad attestarsi a 344,9 milioni di barili, mentre gli analisti si aspettavano un aumento di 800.000. Le scorte di benzina sono scese di 1,6 milioni di barili, a 229,9 milioni di barili, contro aumento stimato di 100.000 barili. La domanda di benzina è scesa del 6,7%.