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Cocos: i pericoli non finiscono qui

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L’ultima frontiera del maxi-rischio finanziario è di moda tra i banchieri, ma loro stessi ammettono che i cocos (obbligazioni ibride) sono “davvero pericolosi”. A uscire allo scoperto, con queste parole, è stato il numero uno di Ubs, Oswald Grübel. Lo riporta Fabrizio Goria de Linkiesta.it svelando l’universo di banche che gira attorno a questi nuovi prodotti strutturati. Ma cosa sono? “I Cocos – scrive Goria – sono obbligazioni ibride bancarie come molte altre. Promettono elevati rendimenti (oltre il 10 per cento annuo), sono accessibili prevalentemente agli investitori istituzionali per via delle alte fee d’ingresso, sono convertibili. Proprio in quest’ultimo punto risiede la peculiarità dei Cocos. Sono infatti trasformabili in capitale ordinario se il coefficiente Tier 1 (capitale di base) cala sotto il 7 per cento fissato da Basilea III. L’obbligazionista diventa quindi azionista, con tutti i rischi del caso.” Di questi titoli ne sono stati emessi per un valore di mille miliardi negli ultimi 10 anni. Ne fanno uso grandi istituti internazionali come l’inglese Lloyds, la spagnola Santander e l’italiana Unicredit, come scriveva a luglio il Financial Times. Il rischio principale è che se una banca acquista i cocos da un’altra, e da obbligazioni vengono convertiti in azioni, il primo istituto diventa automaticamente azionista del secondo. Con non pochi problemi di governabilità.