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Crescita retribuzioni 2012

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Nel corso del 2012 le retribuzioni contrattuali orarie nella media del 2012 sono aumentate dell’1,5 per cento rispetto all’anno precedente, per la crescita media annua più bassa dal 1983. Nel solo mese di dicembre 2012, proseguiva inoltre l’Istat, l’indice delle retribuzioni orarie ha registrato un incremento dello 0,1 per cento sul mese precedente e dell’1,7 per cento su base annua. Ne è conseguita una crescita del gap tra aumento retribuzioni e incremento dell’inflazione.

In proposito, infatti, l’Istat ha dichiarato come nella media del 2012 la forbice l’aumento delle retribuzioni contrattuali orarie (+1,5 per cento) e l’inflazione (+3,0 per cento), su base annua, sia stata di 1,5 punti percentuali. In altri termini, la crescita dei prezzi è stata praticamente doppia a quella dei salari, realizzando il divario maggiore dal 1995 ad oggi (vedi anche Inflazione 2012).

Con riferimento ai principali macrosettori – sottolineava un approfondimento compiuto dall’edizione online del quotidiano Il Sole 24 Ore – “a dicembre le retribuzioni orarie contrattuali hanno segnato un incremento tendenziale del 2,2% per i dipendenti del settore privato e una variazione nulla per quelli della pubblica amministrazione (per via del blocco dei contratti fino al 2014). I settori che a dicembre hanno presentato gli incrementi tendenziali maggiori sono: alimentari bevande e tabacco (3,6%); chimiche (3,3%), legno, carta e stampa, acqua e servizi di smaltimento rifiuti (per entrambi gli aggregati 3,0%). Si sono registrate, invece, variazioni nulle per telecomunicazioni e per tutti i comparti della pubblica amministrazione”.

L’Istat ha poi aggiornato i dati sui rinnovi contrattuali, ricordando come a dicembre 2012 i ccnl in vigore per la parte economica rappresentino il 71,6 per cento degli occupati dipendenti e il 68,1 per cento del monte retributivo osservato. A fine dicembre la quota di dipendenti in attesa di rinnovo è del 28,4 per cento nel totale, e del 6,8 per cento nel privato (vedi anche Dati Istat commercio).

Continueremo nell’analisi macroeconomica anche nel corso dei prossimi giorni, con le osservazioni sulla disoccupazione italiana.