L’Euro non crede al salvataggio della Grecia

di Roberto Commenta

Dopo settimane di trattative, i funzionari dell’UE hanno finalmente annunciato i tanto attesi dettagli del secondo piano di salvataggio della Grecia. Il paese beneficerà di un aiuto finanziario pari a 130 miliardi di euro fino al 2014, il che significa che Atene è stata messa nelle condizioni (quindi di disporre del denaro sufficiente) per rimborsare  EUR 14,5 miliardi di obbligazioni entro il mese prossimo.

La Grecia ha fatto capriole e giochi di prestigio perché il tandem UE-FMI-BCE , altrimenti noto come la troika, concedesse al paese un altro, vitale, piano di salvataggio. Il governo ha dovuto approvare un’altra serie di misure di austerità che prevede licenziamenti di massa, riduzione degli stipendi, una severa riforme delle pensioni… solo per fare dire di sì alla troika. Ieri, sulle carta, doveva essere un buon giorno per l’euro. Ma, contrariamente a quanto molti si aspettavano, la notizia dell’accordo non è riuscita a innescare un rally della moneta unica. Proviamo a capire perché.

1. Gli obbligazionisti privati ​​devono ancora accettare una svalutazione

La Grecia non è fuori dai guai. Si deve ancora convincere gli obbligazionisti privati ​​a sopportare un haircut del 52,5% sul valore nominale dei titoli di Stato greci (quindi superiore al 50% che gli investitori avevano deciso di sostenere nel mese di ottobre 2011). Oltre a ciò, gli investitori dovranno scambiare le loro obbligazioni esistenti con titoli che hanno tassi di interesse più bassi. Questo significa rinunciare a una tonnellata di profitti! Quali sono le probabilità che gli obbligazionisti saranno d’accordo?

Ora la palla è nelle mani dell’Institute of International Finance (IIF) che rappresenta il settore privato. Alcuni guru del mercato pensano che indurre ad un “sì” sarà un compito arduo. Del resto stiamo parlando di un paese indebitato fino al collo. Nel caso in cui non si giungesse ad un accordo su questi termini, la Grecia non potrebbe ottenere alcun aiuto finanziario dalla Troika!

2. Le misure di austerità imposte ai greci potrebbero essere troppe (e troppo severe)
C’è troppa attenzione sul taglio dei costi, connesso all’attuazione delle draconiane misure di austerità in programma, e questo a scapito della crescita economica della Grecia. Alcuni osservatori sostengono che il secondo piano di salvataggio potrebbe addirittura arrecare più danni, piuttosto che alleviare le pene del Paese, nel lungo periodo. L’economia greca è già alle prese con cinque anni di lunga recessione. Il suo tasso di disoccupazione è già al 20%! Con la nuova serie di misure di austerità volte a ridurre ulteriormente la spesa pubblica, il paese potrebbe precipitare in una depressione economica e diventare incapaci di sostenere una tale situazione.

3. Il salvataggio è solo una pezza. Il contagio della crisi è ancora una possibilità
Non dimentichiamo che i Greci hanno sostanzialmente venduto l’anima alla Troika, in quanto hanno deciso di seguire scrupolosamente le direttive imposte e quindi adottare le draconiane misure di austerità solo per ottenere i fondi del salvataggio. Il mancato rispetto di questo accordo potrebbe costringere i creditori del paese a ritirare i propri fondi. Questo potrebbero spingere il rapporto debito-PIL della Grecia di nuovo al 160% nel 2020, quindi superiore al l’obiettivo del 120%  imposto dall’FMI. La Grecia sarebbe di fatto incapace di restituire i fondi presi in prestito dalle diverse nazioni della zona euro, e ciò aumenterebbe il rischio di contagio del debito.

4. Il piano di salvataggio deve essere approvato da tutti i parlamenti della zona euro
Proprio quando sembrava che il peggio fosse ormai alle spalle per i negoziati di salvataggio della Grecia, alcune nazioni della zona euro hanno espresso la loro disapprovazione a riguardo. Si tenga a mente che, anche se i ministri delle finanze della zona euro hanno già dato il via libera al nuovo pacchetto di aiuti greco, i parlamenti nazionali dei paesi membri della zona euro devono ancora dare ciascuno il proprio segnale di “via”, prima che i fondi siano effettivamente rilasciati.

In poche parole, tutte queste ragioni dimostrano che la Grecia deve ancora superare diversi ostacoli prima di poter realmente ricevere i fondi di salvataggio. E, quando ciò accadrà, prima o poi, questo non basterà a garantire che la crisi del debito greco possa dirsi finita. Se non altro, l’ultima tranche di aiuti concede tempo alla Grecia. Per ora è stato messo un cerotto su una ferita vecchia o, se si preferisce, sono stati in parte curati i sintomi di una malattia, ma non la causa. Il rischio è che il male possa aggravarsi. E, a quel punto, potrebbe essere solo una questione di “quando” la Grecia si vedrà costretta a chiedere i prossimi fondi…