Forex, le difficoltà di dollaro australiano e neozelandese

di Paolo Valori Commenta

La bolla cinese provoca difficoltà alle valute oceaniche.

Dollaro australiano e dollaro neozelandese continuano ad essere soggetti a sell-off, per via della debolezza dei dati macroeconomici che arrivano dalla Cina.

D’altro canto, Pechino rappresenta un partner commerciale di vitale importanza sia per Sidney che per Wellington. Non stupisce, dunque, che la crisi economico-finanziaria cinese si stia abbattendo come un tifone sulle due valute oceaniche più importanti.

Ieri l’attività manifatturiera cinese è scesa sui minimi degli ultimi 7 anni e mezzo, con l’indice PMI a quota 47 dai 47,3 punti di agosto (dato rivisto al rialzo da 47,1). Gli analisti si aspettavano un miglioramento a 47,6 punti.

Nello specifico, sono ormai ben sette i mesi senza crescita per il fondamentale settore manifatturiero di Pechino. Ciò fa pensare che quest’anno la Cina non riuscirà a centrare il target di crescita economica al 7%, indicato qualche mese fa dal governo centrale.

Sono numerose ormai le banche d’affari che vedono un forte rallentamento, con una crescita media attesa da qui a dieci anni intorno al 5%. Barclays, ad esempio, si aspetta già da quest’anno un pil cinese intorno al 5-6%. World Economics ritiene che il pil “reale” della Cina, ovvero depurato dal tasso di inflazione, sia pari al 3,5% e non al 7%.

Unitamente alla debolezza dell’economia c’è sempre lo spauracchio della bolla sui mercati finanziari cinesi, che già sul finire di agosto hanno evidenziato un’improvvisa caduta tale da far temere il peggio sui mercati globali. Tutto ciò influisce negativamente sulle economie di Australia e Nuova Zelanda, che negli ultimi mesi si sono affrettate a tagliare i tassi di interesse su valori minimi e a favorire il deprezzamento delle proprie monete per rilanciare l’export in affanno.