Le previsioni del secondo semestre per il franco svizzero

di Simone Ricci Commenta

I dirigenti del governo svizzero e gli economisti potrebbero anche decidere di rivedere al ribasso le previsioni relative alla crescita elvetica di quest’anno, dopo che il prodotto interno lordo è inaspettatamente calato nel corso del secondo trimestre: già lo scorso 30 luglio ci si chiedeva se la banca svizzera avrebbe abbassato il limite di cambio, ora i principali istituti di credito del paese (tra cui Ubs, Bank Sarasin e Zuercher Kantonalbank) si sono visti accomunati da un aggiornamento delle statistiche economiche. Il declino del Pil a cui si faceva riferimento in precedenza è dell’ordine degli 0,1 punti percentuali, mentre i primi tre mesi di quest’anno erano stati caratterizzati da ben altre performance.

Tra l’altro, si tratta del primo ribasso in assoluto dal terzo trimestre del 2011. I rischi a questo punto non possono che riguardare anche il fronte valutario. Le previsioni per il franco svizzero di aprile parlavano chiaramente di opportunità concrete per quel che riguarda gli investimenti nel Forex. Allo stato attuale delle cose, il franco svizzero è leggermente cambiato nei confronti dell’euro, scambiando ieri a quota 1,2010 presso la Borsa di Zurigo. Riguardo invece al confronto con il dollaro, ci vogliono ora 95,31 centesimi per ottenere un biglietto della celebre moneta verde. Saranno determinanti molti fattori per capire cosa accadrà.

Anzitutto, bisogna ricordare che la Svizzera ha affrontato l’attuale crisi economica in modo piuttosto brillante, ma non come si era realmente previsto inizialmente. Di conseguenza, potrebbe essere molto difficile raggiungere la crescita pronosticata, vale a dire al di sopra dell’1%. Il rallentamento economico dell’eurozona è una delle minacce incombenti, tenuto conto che è proprio in questa regione che vengono destinati circa i due terzi delle esportazioni elvetiche. Altro aspetto da sottolineare, infine, è quello della spesa al consumo, cresciuta di 0,3 punti percentuali rispetto al primo trimestre, grazie soprattutto alle importazioni di beni e di servizi (le percentuali più alte in assoluto).