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Christine Lagarde lancia allarme crisi globale

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Il direttore del Fondo Monetario Internazionale (FMI), Christine Lagarde, ha espresso la propria preoccupazione per un deterioramento dell’economia globale, affermando che l’outlook è diventato più preoccupante in quanto i paesi emergenti e le maggiori economie sviluppate mostrano segni di rallentamento.

I commenti da parte del numero uno dell’istituto di Washington sono giunti dopo che la Banca centrale europea (BCE), la Banca d’Inghilterra (BoE) e la Cina hanno tutte allentato la propria politica monetaria, riflesso evidente del crescente allarme sullo stato di salute dell’economia mondiale. I mercati finanziari hanno ricevuto altre cattive notizie, questa volta provenienti dagli Stati Uniti. Confermato il rallentamento del mercato del lavoro americano nel secondo trimestre. Sono stati infatti creati 80.000 nuovi posti di lavoro contro i 96mila attesi dagli analisti. Il tasso di disoccupazione è rimasto stabile all’8,2%, in linea con le previsioni del consensus. Si tratta dell’ultimo segnale scoraggiante sullo stato di salute della più grande economia del mondo, che mostra evidenti segni di una perdita di slancio.La Cina, la seconda economia più grande al mondo, rilascerà una serie di dati la prossima settimana, anche per quanto riguarda il PIL del secondo trimestre. “Negli ultimi mesi, le prospettive mondiali si sono fatte più preoccupanti per l’Europa, gli Stati Uniti e i grandi mercati emergenti”, ha detto Lagarde in un discorso a Tokyo. “Molti indicatori dell’ attività economica – gli investimenti, l’occupazione, la produzione – sono peggiorati e non solo in Europa o negli Stati Uniti, ma anche in molte economie emergenti chiave: Brasile, Cina, India“.

Di conseguenza, le nuove previsioni di crescita globale che il Fondo pubblicherà tra dieci giorni saranno “leggermente inferiori” rispetto alle più recenti stime presentata a metà aprile. Il FMI si prepara a rivedere al ribasso alcune delle sue previsioni economiche, proprio alla luce dei segnali d’allarme che giungono da tutto il mondo.  Nella relazione di aprile il Fondo aveva rivisto al rialzo le sue previsioni di crescita globale per quest’anno, portandole al 3,5 per cento dal 3,3 per cento di gennaio, e al 4,1 per cento per il 2013 dal 3,9 per cento in precedenza.

Christine Lagarde ha notato, tuttavia, che sono stati compiuti  “sforzi straordinari” negli ultimi mesi per affrontare i problemi del debito e finanziari e ha accolto con favore la crescente cooperazione in Europa per affrontare la crisi del debito sovrano. Il numero uno dell’ FMI ha però aggiunto che si renderà necessaria una maggiore collaborazione. Oltre ad un firewall (meccanismo di sostegno preventivo) e in aggiunta all’intervento della banca centrale, Christine Lagarde pone in luce l’urgenza di una zona euro più unita, non solo con una moneta unica, ma anche con una unione bancaria e altresì fiscale.

Lagarde ha riconosciuto che le due principali preoccupazioni per l’economia del Giappone sono state un ulteriore apprezzamento dello yen e i rischi posti dalla crisi del debito in Europa. Lo yen è moderatamente sopravvalutato e vi è un rischio che potrebbe crescere ulteriormente se la crisi del debito europeo innescasse una fuga dagli asset più a rischio. Sulla reazione, piuttosto tiepida, agli annunci europei da parte dei mercati finanziari, il direttore ha osservato che, come sempre accade,  ci vuole del tempo perchè i mercati, gli investitori e i banchieri digeriscano questo tipo di decisioni.

Durante la sua visita a Tokyo, il direttore dell’FMI ha incontrato il primo ministro giapponese, Yoshihiko Noda, e altri alti funzionari del Giappone, il secondo maggior contributore (in termini economici) dell’FMI. Nel mese di aprile il paese aveva annunciato un finanziamento, pari a ulteriori 60 miliardi di dollari, per contribuire ad affrontare le crisi, compresa quella del debito in Europa.
Lagarde ha elogiato il governo giapponese a questo proposito, così come per gli sforzi di consolidamento fiscale compiuti, pochi giorni dopo l’adozione di una legge che prevede il passaggio dal 5% al ​​10% della tassa sul consumo entro ottobre 2015.