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Fiscal compact al via il 1 gennaio 2013

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Tutto pronto per il lancio del fiscal compact, il trattato sulla stabilità, sulla coordinazione e sulla governance nell’Unione Economica e Monetaria. Al termine dell’iter di ratifica da parte degli Stati aderenti, infatti, l’entrata in vigore del trattato è oramai prossima a divenire realtà. Ma cosa è il fiscal compact? E in che modo potrebbe impattare sui bilanci e sui budget statali? Cerchiamo di capirne di più in questo nostro breve approfondimento sul tema.

A comunicare, come era ampiamente atteso, il lancio del fiscal compact, è stata il Consiglio Europeo, che ha dichiarato come il Trattato sulla stabilità, la coordinazione e la governance nell’Unione Economica e Monetaria, meglio conosciuto come “fiscal compact”, si appresti ad entrare in vigore il primo gennaio del 2013, successivamente alla ratifica da parte dei 12 Stati membri dell’Eurozona (vedi anche Scudo anti-spread dichiarazioni Draghi).

In particolare, ricorda il quotidiano torinese La Stampa, “il Trattato introduce una rafforzata disciplina fiscale e una più stretta sorveglianza nell’Eurozona stabilendo, in particolare, una “regola di bilanciamento del budget”. Attualmente è stato ratificato da Austria, Cipro, Germania, Danimarca, Estonia, Spagna, Francia, Grecia, Italia, Irlanda, Lituania, Lattonia, Portogallo, Romania, Finlandia e Slovenia”, con la Finlandia che ha successivamente aggiunto il proprio strumento di ratifica.

Secondo stabilito dal fiscal compact, e riportato ulteriormente su La Stampa, “i budget nazionali dovranno essere in equilibrio o in surplus in base ai nuovi criteri ed è stata introdotta la norma che il deficit strutturale governativo non superi lo 0,5% del Pil a prezzi di mercato. I Paesi membri dovranno anche essere in linea con gli obiettivi di budget di medio-termine come definiti dal Patto di stabilità e crescita. Il criterio di equilibrio del budget dovrà essere introdotto nei sistemi legali nazionali, preferibilmente a livello costituzionale, entro una anno dall’entrata in vigore del Trattato” (vedi anche l’approfondimento Previsioni tassi Fed 2012 – 2015).

Chi non rispetta le indicazioni contenute sarà soggetto a meccanismi di correzione automatica. È inoltre previsto che la Corte di giustizia Ue possa verificare la trasposizione nazionale dei principi adottati, adottando decisioni vincolanti, e conseguenti sanzioni fino allo 0,1% del Pil, da pagare al fondo ESM (European Stability Mechanism).