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Forex Insider, l’analisi della settimana

 Gli investitori credono che l’aumento del tasso di sconto applicato dalla Federal reserve sia l’inizio della exit strategy. La manovra, che riguarda i prestiti alle banche commerciali, ha rafforzato il dollaro ma se ne possono trarre almeno due conclusioni. La prima è che gli Stati Uniti si stanno posizionando sulla linea di partenza per la ripresa. La seconda è che la Fed non aiuterà per sempre le banche azioniste. Intanto le altre valute – euro e sterlina – continuano a perdere terreno. Primo fattore per la moneta unica è la debolezza della Grecia, anche se sarebbero pronti 20-25 miliardi di aiuti dall’Eurozona. Le parole dell’ex ministro degli esteri tedesco gettano, però, ancora qualche ombra sull’incisività dell’intervento. Secondo Joschka Fischer il dubbio è uno solo: “pagare per i paesi del Mediterraneo, o accettare la fine dell’euro? La questione da sola riguarda il futuro dell’intero progetto europeo… Ciurlare nel manico, che è la tipica risposta europea per evitare i rischi politici e in realtà non fare niente, sarà difficile alla luce della posizione globale, secondo la quale non ci sarà a breve un miglioramento e, nello stesso tempo, bisogna evitare alti rischi”. Giovedì per la Atene sarà un’altra giornata di trattative, o almeno di discussione. Il 25 febbraio è in programma a Bruxelles una riunione dell’economia europea per aggiornare le previsioni economiche per i paesi membri più influenti ma la Grecia meriterà un rapporto “outlook” speciale.