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Grecia nelle mani della Cina

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 Dall’inizio della tragedia, la Cina sta investendo massicciamente in Grecia. Mentre il governo Samaras si prepara alla prossima ondata di privatizzazioni, i cinesi sono pronti a giocare un ruolo di prim’ordine.

Gli scambi commerciali tra Grecia e Cina rappresentano oggi oltre 4 miliardi di dollari, spiega Constantine Yannidis, Presidente della Camera di Commercio sino-ellenica. In un anno, le esportazioni greche verso la Cina sono salite alle stelle. Nel primo trimestre 2012, è stato registrato un incremento del 250% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Cotone, marmo e vino greco sono i prodotti più popolari. Una prova dell’appetito cinese? Tra il 2006 e il 2010, la Cina ha aumentato i suoi investimenti in Grecia nel settore industriale di ben 1000 volte!La Grecia non è solo la porta d’ingresso verso l’Europa. E ‘anche una porta di accesso al Mar Nero, al Medio Oriente e ai Balcani. Grazie a questa posizione strategica, la Cina vuole investire pesantemente nel settore dell’energia e dei trasporti. Secondo alcune indiscrezioni, una società cinese sarebbe in trattative con la Chiesa greca, per acquistare il terreno del monastero di Pendeli, a nord di Atene. L’obiettivo? Creare un parco fotovoltaico da 1 miliardo di euro.

Mentre il governo greco, sotto la pressione della troika (Commissione europea, Banca centrale europea e Fondo Monetario Internazionale), attesa ad Atene questa settimana con l’obiettivo di condurre una nuova “missione”, si prepara a lanciare un massiccio piano di privatizzazione nei prossimi 28 mesi, la Cina vuole ottenere i primi contratti: turismo, trasporti pubblici, edilizia, i seetori di maggiore interesse.

Messo in vendita,  il molo numero uno del porto del Pireo è la priorità del gigante marittimo Cosco. Se il gruppo cinese, già installata sul molo numero 2, riuscisse a vincere la sfidaentrerebbe in possesso di tutto il porto di Atene, comrpesa la gestione e la logistica. E’ in atto un piano Marshall in salsa cinese?

L’interesse cinese per la Grecia, ha origine prima della crisi. Nel 2005, il governo di destra di Karamanlis, tendeva la mano alla Cina. Nel 2006, la società di telecomunicazioni cinese Huawei, stringeva un’alleanza con la greca OTE. Nel mese di ottobre 2010, il premier cinese Wen Jiabao e il suo omologo greco, George Papandreou, firmavano 13 accordi di cooperazione economica tra i due paesi. Wen Jiabao definisce la Grecia come “il partner più credibile dell’Unione europea”. Il premier è convinto che nei prossimi cinque anni, il volume degli scambi tra i due Paesi raddoppierà a 8 miliardi di euro.

La Cina si sta volgendo ora al “Made in Europe”. un trasferimento di parte della propria produzione sul vecchio continente, per ridurre i costi e adeguarsi alle norme europee. Ma la situazione in Grecia è diversa. Qui, infatti, la governance delle imprese cinesi rimane centralizzata a Pechino, e i  metodi di lavoro, orientati alla produttività, sono a volte lontani dagli standard europei di protezione sociale dei lavoratori.

Al di là della posizione strategica della Grecia, la Cina ha realizzato la sua opportunità di investimento in un paese afflitto da una amministrazione instabile e da  una regolamentazione più flessibile. Un paese in crisi è un paese vulnerabile, sui cui è più facile allungare le mani.  Cosco è riuscita a convincere la potente lobby degli armatori greci a costruire le navi in Cina, dove i costi di produzione sono nettamente inferiori. La Grecia risorgerà grazie alla Cina? Ma cosa ne sarà della terra di Omero, patria della democrazia e della cultura?