Il rand rallenta insieme alle materie prime

di Simone Ricci Commenta

Il rand si è deprezzato per la prima volta negli ultimi tre giorni, dopo che i prezzi dei metalli e di altre commodities hanno fatto registrare un deciso ribasso: in particolare, la moneta sudafricana ha risentito in maniera negativa di queste performance, influenzate a loro volta dal taglio del rating nei confronti della Francia (Moody’s ha declassato i transalpini da Aaa ad Aa1, facendo scendere l’affidabilità degli investimenti da “massima” ad “ottima”). Il motivo è presto detto, l’eurozona continua a preoccupare, con una delle nazioni più importanti e potenti declassate e il Sudafrica rappresenta il principale partner commerciale dell’area.

Entrando maggiormente nel dettaglio di queste contrattazioni, il rand ha perso 0,5 punti percentuali rispetto al dollaro americano presso la Borsa di Johannesburg. La valuta in questione sembra essere “abituata” a situazioni del genere, dato che anche a ottobre ci si domandava con preoccupazione quanto sarebbe durato il ribasso del rand. Nel frattempo, i rendimenti dei titoli obbligazionari in scadenza nel 2026 (la percentuale originaria era del 10,5%) sono scesi di un punto base (-0,01%), attestandosi al 7,63% per la precisione. Si parlava di commercio in precedenza e in effetti l’eurozona ha acquistato ben il 21% delle esportazioni sudafricane nei primi otto mesi di quest’anno, come messo in luce dagli ultimi dati governativi.

D’altronde, bisogna sottolineare che la correlazione tra industria e valuta si sta rinnovando dall’inizio dell’autunno, con le materie prime che hanno trascinato al ribasso il rand a fine settembre. Tra l’altro, la divisa africana è solita muoversi in tandem con l’euro, tanto è vero che la correlazione è stata quantificata dalle statistiche in uno 0,6 (l’unità indica l’uguaglianza). Un altro utile riferimento in questo senso è la performance dell’indice S&P Gsci, il quale monitora proprio le materie prime e che ha risentito del declino di rame e zinco, cedendo lo 0,3% (i metalli rappresentano circa il 45% dell’export sudafricano).