Stabilità prezzi delle materie prime

di Roberto Commenta

Stando a quanto riepilogava un recentemente approfondimento del Financial Times, nel corso del 2012 gli asset gestiti dai fondi speculativi nel comparto delle materie prime si sarebbero ridotto del 20 per cento, con rendimenti medi negativi per 3,7 punti percentuali. In altri termini, la stabilità dei prezzi delle materie prime starebbe creando una evidente disaffezione da parte degli hedge funds, che preferiscono oggi rivolgere il proprio sguardo verso altri lidi di investimento.

Stando a quanto riepilogava qualche giorno fa Il Fatto Quotidiano, a far registrare i risultati peggiori “sono stati proprio i colossi del settore. Blenheim Capital Management, il più grande fondo di investimento delle materie prime del mondo, ha chiuso con un rendimento negativo del 5% e una riduzione degli investimenti pari a 1,5 miliardi (su un portafoglio complessivo di 5). Clive Capital, il numero due del settore, ha registrato addirittura un significativo -9%. Il controvalore dei suoi assets viaggia ormai a quota 2 miliardi di dollari, contro i 5 miliardi del suo record storico. Insomma, un chiaro segno dei tempi in uno scenario complessivo che vede le materie prime come uno strumento speculativo meno redditizio” (qui il nostro precedente approfondimento sul mercato delle materie prime).

Il problema principale, sottolineava il quotidiano londinese, è dato dalla sostanziale stabilità dei prezzi, che non riescono più a garantire quella vasta probabilità di variazione che aveva costituito la base di enormi profitti per i fondi speculativi (sia al rialzo che al ribasso).

Basta considerare, ad esempio, che tra il 2002 e il 2008 l’indice dei prezzi dei prodotti alimentari rilevato periodicamente dalla Banca Mondiale ottenne una crescita di 140 punti percentuali grazie alla nota corsa ai biocarburanti: una corsa che ha creato evidenti difficoltà ai Paesi poveri e in via di sviluppo, che hanno dovuto fare i conti con la sostanziale rinuncia ad ampi appezzamenti di terra. Una situazione che oggi, crisi permettendo, sembra essere in fase di riequilibrio.