Euro: quali scenari dopo Draghi?

di Roberto Commenta

Le recenti dichiarazioni di Draghi sembrano suggerire che la BCE abbia finalmente deciso di intervenire sui mercati obbligazionari dei Paesi in difficoltà, come l’Italia e la Spagna, con l’obiettivo di ridurre e contenere  gli oneri finanziari, impennatisi a livelli allarmanti.

Le parole del presidente della BCE hanno reso i mercati euforici mentre EUR / USD è balzato sopra 1,2300 dopo aver tccato il minimo in due anni, pochi giorni prima. La coppia GBP / USD è salita di oltre 200 pips mentre AUD / USD ha oltrepassato la soglia 1,0400. Da un punto di vista grafico solo il ritorno oltre quota 1,2330 potrebbe innescare l’inversione rialzista del trend, con un primo target a 1,238-1,239 e un secondo intorno a 1,245-1,246. Negativa solo una discesa al di sotto di 1,204.Dopo l’entusiastica reazione al discorso di Mario Draghi, sarebbe quasi naturale pensare che una netta inversione del trend, e dunque un nuovo rally della moneta unica, sia possibile. Ma il nocciolo della questione è che le parole del numero uno della BCE sono semplicemente…parole.

Anche se l’argomento (gli acquisti obbligazionari) è tornato sul tavolo del direttivo dell’istituto, Draghi non ha ancora definito concreti piani d’azione, il che significa che l’ottimismo del mercato è tutto basato sulle parole (seppur con il sapore di promesse), piuttosto che su fatti .

Cosa è cambiato nella zona euro? In realtà, niente. Grecia, Spagna e Italia hanno ancora gli stessi vecchi problemi. Il mercato è solo un po’ più ottimista, il che significa che il rally cui stiamo assistendo è molto fragile. Non appena si smorzerà l’effetto Draghi (e in parte sta già avvenendo), si tornerà ad un sell-off delle attività a rischio, mentre i traders fisseranno il prezzo delle loro aspettative.

Inoltre, la BCE ha già fatto acquisti di obbligazioni e non sono durati a lungo. Dopo aver speso circa 220 miliardi di euro sul debito pubblico, il controverso programma è stato archiviato a causa della forte opposizione della Germania. Questo crea un precedente molto negativo, soprattutto nel caso la  BCE fosse realmente intenzionata a riprendere il suo SMP, Security Market Programme.

Nel frattempo la prospettiva di un’azione congiunta  tra  Banca centrale europea e i paesi membri della zona euro, si sta delineando. Parigi e Berlino hanno diffuso un comunicato in cui i due stati manifestano  la rispettiva volontà a fare tutto quanto sia possibile per proteggere la zona euro. Ciò apre alla possibilità di utilizzare l’EFSF per acquistare il debito.

Per ora, sembrano non esserci motivi per una reale inversione dell’andamento complessivo dell’euro, almeno fino a quando la BCE non intraprenderà un’azione reale, o almeno deciderà di metetre qualcosa nero su bianco. Il forte rally che abbiamo visto potrebbe essere semplicemente il risultato delle mosse di operatori che hanno tratto profitto sulle loro posizioni short; dunque, una volta che le azioni saranno completate, gli orsi potrebbero riaffacciarsi  e acquistare l’euro a nuovi minimi.

Al contrario, il biglietto verde è precipitato dopo il rilascio del PIL statunitense, in fase di stallo nel secondo trimestre con un incremento dell’ 1,5%, il più basso dal terzo trimestre dello scorso anno. Il rallentamento era stato tuttavia ampiamente anticipato (1,2% previsto). Queste cifre rilanciano e intensificano la speculazione su un ulteriore intervento da parte della Federal Reserve (FED), che si riunirà la prossima settimana, e sul possibile annuncio di un nuovo allentamento quantitativo. Conseguentemnte aumentano le probabilità di vendite sul dollaro.

In sintesi: il quadro in zona euro, rimane immutato, mentre il dollaro continua a conservare il suo status di rifugio … almeno sino ad ora. Difficile ritenere possibile un forte rimbalzo di EUR/USD. Nel contesto attuale, solo un’azione rapida, efficace e a sorpresa, da parte delle banche centrali, potrebbe rovesciare le dinamiche e  invertire la spinta al ribasso dell’euro/dollaro. Allo stesso tempo, le statistiche macroeconomiche continuano a deludere le aspettative del mercato, ripercuotendosi sul sentiment degli operatori, già pessimisti. Allo stesso tempo, le prossime pubblicazioni dovrebbero essere assolutamente sconvolgenti … cosa piuttosto improbabile considerate i risultati delle recenti trimestrali: società in tutto il mondo hanno registrato perdite considerevoli e deluso le aspettative di analisti e mercati.