Il dollaro australiano prova la risalita

di Paolo Valori Commenta

Previsti nuovi cali per l'Aussie durante la prossima settimana, ma le indicazioni provenienti da Pechino convincono gli analisti e non preoccupano il Governo che propende per una moneta più debole.

Dopo un periodo in cui lo scambio con il biglietto verde americano faceva segnare quota 0,8540, il dollaro australiano è in lizza per una risalita che non sarà facile.

La divisa, una delle più vendute sul mercato del Forex, nella giornata di ieri è salita toccando quota 0,8680, a seguito della pubblicazione di alcuni dati macroeconomici cinesi comunicati nella notte di domenica. Nello specifico il surplus della bilancia commerciale di Pechino ha fatto registrare un discreto miglioramento a 45,5 miliardi di dollari durante il mese scorso, dopo i 31 miliardi del mese precedente. Gli analisti finanziari si attendevano un progresso più leggero a 41 miliardi di dollari.

Buoni i segnali provenienti dall’andamento dell’indice dei prezzi al consumo, che nel mese scorso si è portato all’1,6% su base annua. Cadono, invece, i prezzi della produzione (-2,2% da -1,8%). Quest’ultimo dato macro negativo ha indotto gli analisti a rivedere le proprie stime e a considerare più sicuro un nuovo intervento delle autorità monetarie di Pechino con l’introduzione di liquidità per supportare l’economia. Non va dimenticato che la Cina è il primo partner commerciale dell’Australia, un partner capace di assorbire oltre la metà dell’export di materie prime di Sidney.

La recente discesa del tasso di cross AUDUSD, che ha ceduto più del 9% negli ultimi tre mesi, non incute più di tanto timore ai policy maker australiani. Il primo ministro Tony Abbott ha infatti dichiarato che l’andamento del cambio negli ultimi mesi è probabilmente più confortevole, non cedendo pertanto la propria inclinazione verso un dollaro australiano più debole ai fini del miglioramento della competitività dell’export nazionale.

Le posizioni lunghe sul dollaro USA, che la scorsa settimana sono continuate ad aumentare secondo la Commodity Trading Futures Commission a oltre 44 miliardi, fanno comunque presagire nuovi cali per l’Aussie.