Euro debole è bene per Europa

di Roberto Commenta

L’indebolimento dell’euro non è una cattiva notizia in sé. Da diversi mesi la moneta comune è infatti risucchiata in una spirale verso il basso e si avvicina alla soglia di 1,20 dollari, appesantita dalle preoccupazioni per le prospettive economiche per l’area euro.

Ma, paradossalmente, questo indebolimento potrebbe essere la salvezza per l’Unione monetaria. L’euforia dopo il vertice europeo (alla fine di giugno) si è trasformata in scetticismo nei confronti della moneta unica: l’euro è sotto pressione nei confronti delle altre principali valute, da più di due settimane. La moneta unica era leggermente rimbalzata dopo l’annuncio da parte dei leader europei dell’attuazione entro fine anno,  di un meccanismo per ricapitalizzare le banche direttamente, sotto determinate condizioni, attraverso il Fondo di stabilità finanziaria (EFSF) e il meccanismo europeo di stabilità (MES). Ma di fronte alle crescenti preoccupazioni per la salute del settore bancario spagnolo e per il paese nel suo complesso, così come per la situazione in Italia, la moneta unica europea ha perso oltre il 4% del suo valore rispetto al dollaro, scendendo a 1.2163 dollari, il livello più basso dal 29 giugno 2010.Diversi analisti avevano stimato che $ 1,20 avrebbe costitutio  un livello corretto per l’euro, un livello tale da permettere alla moneta unica di respirare. Un deprezzamento significativo delle della valuta comune rispetto al dollaro avrebbe compensato gran parte della perdita di competitività dell’Italia, ad esempio  rispetto agli Stati Uniti, accumulatasi dopo l’introduzione della moneta unica.

Ma soprattutto, un euro più debole rafforzerebbe la competitività degli esportatori delle due più grandi economie dell’area euro, Germania e Francia, apportando una boccata d’ossigeno alla crescita, altrimenti piuttosto maltrattata. Gli studi suggeriscono che una riduzione del 10% del tasso di cambio effettivo dell’euro nei confronti di tutte le altre valute (non solo il dollaro), permetterebbe un guadagno di 0,7 punti percentuali di crescita nel area dell’euro.

Ma questa ancora di salvezza non va sopravvalutata, perché ci vorranno mesi per c0minicare a sentirne gli effetti. E’ inotlre importante non perdere di vista il motivo del declino della moneta unica, vale a dire, la crisi del debito, che sta spingendo i governi a imporre rigorosi piani di austerità, che in definitiva hanno un impatto molto più negativo sulla crescita.

E la Cina, che ha contribuito a mantenere a galla l’Unione monetaria europea dall’inizio della crisi, anche attraverso gli acquisti di euro per diversificare le sue riserve di valuta estera, potrebbe non essere più in grado di giungere in soccorso del vecchio continente, anche alla luce dei problemi e delle difficoltà economiche che il paese del Dragone sta attraversando. L’indebolimento dell’euro abbassa il valore delle sue attività denominate in euro. Soprattutto rischia di pesare sulle esportazioni dalla Cina verso l’Europa, fornendo nuovo impulso al rallentamento della crescita del paese, la seconda più grande economia del mondo, la cui economia è in preoccupante frenata.

Inoltre, la debolezza dell’euro, anche se fino a $ 1.15, potrebbe essere temporanea di fronte a un dollaro che presto potrebbe trovarsi sotto pressione, con l’approssimarsi  delle elezioni presidenziali americane, e in  uno sceanrio gravato da incertezze politiche ed economiche.  Oggi è però difficile negare che l’euro sia stato sopravvalutato quando era tra 1,35 e $ 1,45.