Home Coppie Valute EUR/GBP La sterlina guadagna grazie a Bank of England

La sterlina guadagna grazie a Bank of England

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 La sterlina si è rafforzata per il secondo giorno consecutivo nei confronti dell’euro: il motivo è presto detto, vale a dire l’interruzione dell’aumento di acquisti obbligazionari da parte della Banca d’Inghilterra, la quale ha deciso di mantenere il proprio tasso di interesse principale al livello più basso di sempre, ovvero 0,5 punti percentuali. Anche nel corso dell’ultima settimana di ottobre, comunque, dunque due settimane fa, la sterlina si era rafforzata contro l’euro. Allo stesso modo, esattamente un mese fa era stata la visita greca della Merkel a far respirare la sterlina stessa.

La valuta britannica è stata in grado di guadagnare terreno rispetto alle altre controparti principali, dopo che il Monetary Policy Committee (organo composto da nove membri e guidato dal governatore di Bank of England, Mervyn King) ha fissato a 375 miliardi di sterline (circa seicento miliardi di euro per la precisione) il proprio target, concludendo il terzo round dei cosiddetti quantitative easing. Non si tratta di una decisione che ha spiazzato più di tanto, visto che ben trentacinque economisti su quarantacinque l’avevano pronosticata. Nel frattempo, i gilt, i titoli obbligazionari di Sua Maestà, hanno fatto registrare un calo dei loro rendimenti, come non accadeva da almeno tre settimane.

Entrando maggiormente nel dettaglio delle ultime performance monetarie, c’è da dire che la sterlina ha guadagnato lo 0,2% rispetto alla moneta unica europea, attestandosi in questa maniera a quota 79,74 pence presso il London Stock Exchange. Il livello maggiore è stato però pari a 79,61 pence, vale a dire il picco massimo dal 1° ottobre scorso. Per quel che concerne, al contrario, il cambio con il dollaro americano, c’è stato un leggero cambiamento dopo un pesante calo negli ultimi giorni. Le previsioni degli analisti finanziari parlando di un rafforzamento della divisa del Regno Unito fino a settanta pence rispetto all’euro nei prossimi cinque anni, un valore che non si registra addirittura dal novembre del 2007.