Euro e dollaro, parità sempre più lontana

di Valentina Cervelli Commenta

Per quanto riguarda il rapporto euro/dollaro la parità del cross sembra essere più lontana come ipotesi rispetto al passato: complice la situazione internazionale e in parte il comportamento di Donald Trump per ciò che concerne la politica interna ed estera.

E’ stato palese che in quest’ultima settimana l’euro sia stato decisamente più in forma del dollaro, tenendo lo scambio sopra la quota 1,10 e toccando in alcuni momenti picchi che era difficile riscontare da diverso tempo. Sebbene non abbia stupito tutto ciò, dati gli appuntamenti economici e politici europei, è innegabile che il “Russiagate” abbia collaborato e non poco a fondare le basi per questa situazione, accelerandone in buona parte l’andamento.

Il punto è uno solo: Donald Trump e le sue decisioni non fanno altro che rendere incerto lo scenario politico americano, causando di conseguenza una debolezza sostenuta del dollaro a prescindere anche da quelli che possono essere dei dati positivi economici e delle decisioni specifiche della Fed volte a rafforzare la valuta. La possibilità di un impeachment, sebbene sul lungo periodo ha aiutato l’euro a rompere la resistenza della media mobile a 200 giorni, dando modo al conio dell’Eurozona di recuperare terreno nei confronti del dollaro.

Detto ciò gli analisti non sono concordi nel sottolineare che si tratti di un cambio di direzione permanente: certo è che al momento i dati facciano pensare ad una maggiore forza dell’euro sul lungo periodo a meno di particolari avvenimenti. E’ interessante la posizione presa dagli operatori di Abn Amro, secondo i quali non si tratta di un semplice correzione o ricollocamento temporaneo: esisterebbero infatti delle situazioni a se stanti che potrebbero dare una forte spinta all’euro. Un esempio tra tanti? L’avvicinamento del tapering della BCE o processo di normalizzazione ed un generale sollevamento dei fondamentali europei. Ecco quindi come le stime a sei mesi immaginano un cross a quota 1,15.