Ford torna a criticare la debolezza dello yen

di Simone Ricci Commenta

o.117687Una nuova offensiva contro lo yen giapponese: Ford Motor, tra le compagnie automobilistiche più famose e potenti del mondo, non riesce affatto a digerire l’andamento della valuta nipponica e l’amministratore delegato Alan Mulally è tornato a parlare di manipolazione monetaria (vedi anche Ford preoccupata per lo yen debole). Ancora una volta, infatti, la debolezza di questa divisa viene vista come una minaccia per i profitti del colosso americano di Dearborn. Come ha spiegato Mulally, la manipolazione dello yen è evidente, un problema che ancora non si riesce a risolvere.

La società statunitense può confidare almeno sul governatore della banca centrale della Corea del Sud, Kim Choong Soo, il quale ha preteso dalle altre nazioni asiatiche una maggiore collaborazione per difendersi con più efficacia dalla campagna monetaria avviata dal premier giapponese Shinzo Abe. Non è un mistero che lo yen si sia indebolito rispetto alle altre valute più importanti dallo scorso mese di novembre. I numeri e le cifre sono inequivocabili: ad esempio, si possono ricordare i diciotto punti percentuali persi nel cambio con il dollaro americano, una performance che ha sostenuto il valore delle vendite oltreoceano agli esportatori giapponesi da parte di Toyota Motor alla Sony Corporation.

In aggiunta, il principale indice azionario del paese del Sol Levante, il Topix, è cresciuto come non accadeva dal 2010. Le ultime performance di Ford Motor a Wall Street non sono state brillanti, anzi proprio ieri la chiusura è avvenuta con una perdita dell’1,2% (il titolo azionario ha comunque guadagnato il 18% quest’anno). Dal Giappone ci si sta difendendo strenuamente, ricordando come il paese non rappresenti affatto un mercato chiuso. Un’altra compagnia automobilistica che si è scagliata di recente contro lo yen è la coreana Nissan Motor Company, secondo cui un valore neutrale della moneta sarebbe soltanto quello pari a cento nel cambio con il dollaro. L’impressione è che le polemiche siano destinate a durare ancora a lungo.