Leva finanziaria: impariamo a gestire il capitale

di Francesco Giocondo 5

spot1La leva finanziaria tanto osannata dai broker mondiali, si rivela essere un’arma a doppio taglio: tanto è vero che amplifica i guadagni quanto è vero che amplifica le perdite.
Leva 1:400, 1:200, 1:100 e che dir si voglia, il vero problema non è, come tanti sostengono, che la leva è uno strumento per professionisti che se usato dai principianti non fa’ altro che recare danni al portafoglio; il problema è l’approccio sbagliato che i novizi hanno con questo strumento.
Accecati dalla voglia di guadagnare velocemente e pieni di certezze sull’andamento del mercato, i principianti (ma non solo loro) tendono a sfruttare a pieno regime la leva offerta dall’intermediario, con conseguente realizzo di forti performance sul capitale iniziale (positive o negative che siano).
Proviamo invece a focalizzare la nostra attenzione non sui numeri tanto pubblicizzati, quanto sulla gestione del capitale. Perché il punto è proprio questo: la differenza tra un trader vincente ed uno perdente, è data all’80% dalla gestione del rischio sul capitale.
Una regola base del trading on-line valida per tutti i mercati, è di valutare un’operazione prima di aprirla in termini di rischio/rendimento sul capitale iniziale; il discorso sarà più chiaro con un esempio:
Ipotizzando di avere a disposizione 300 euro, con leva 1:400 posso comodamente aprire una posizione sull’Eur/Usd di un lotto intero impiegando come margine 250 euro. Cosa comporta un’operazione del genere?
Semplice: utilizzando un lotto intero, ad ogni variazione di 1 pip corrisponde una variazione di 7,92 euro sul nostro portafoglio. Ipotizzando di mettere uno stop-loss a 10 pips, se l’operazione verrà chiusa in loss subirò una perdita di 79,2 euro perdendo solo 10 pips. Circa il 28% del capitale iniziale, verrebbe “bruciato” con una sola transizione andata male.
Rimangono 220,8 euro dopo solo una transizione: il portafoglio è stato gestito talmente male che non posso neanche più rientrare con un lotto per tentare di recuperare.
Allora, il vero problema non è la leva finanziaria offerta: è l’uso che ne facciamo.
Riprendendo l’esempio, dopo aver individuato un punto di entrata ed uno stop-loss di 10 pips il ragionamento che dovrà aiutarmi nella scelta dei lotti da comprare è: quanto sono disposto a perdere in una singola transizione, per garantirmi la possibilità di rientrare sul mercato anche sbagliando un considerevole numero di volte in successione?

Diciamo il 5% del capitale, corrispondente a 15 euro.
Ora sappiamo che:
– ho un segnale di entrata a mercato;
– ho imposto per questa operazione uno stop-loss di 10 pips;
– la massima perdita che posso sopportare è di 15 euro sul capitale;
Quanti lotti dovrò usare?
Considerata la possibilità (indispensabile per chi ha un capitale ridotto) di negoziare mini e micro lotti, dovrò entrare a mercato con 0,19 lotti per avere una variazione di 1,5 euro per pips.
Avendo 10 pips di stop-loss, se l’operazione andrà male perderò 10 pips x 1,5 euro = 15 euro, corrispondenti al 5% del capitale iniziale, avendo usato un margine di 47,5 euro grazie alla leva 1:400.
Avendo poi usato solo 47,5 euro di margine, ci rimangono 252,5 euro da utilizzare per aprire altre posizioni in contemporanea su altri mercati, qual’ora capiti l’occasione.
Per concludere il discorso, è fondamentale concentrarsi sul proprio capitale al fine di preservarlo, poiché gli errori nel trading sono comuni e soprattutto all’inizio capiterà di sbagliare anche diverse volte di fila. Con una corretta gestione del capitale iniziale (senza farci “fregare” dalle promesse della leva finanziaria), potremo sopportare i periodi neri della nostra attività riservandoci la possibilità di entrare nuovamente a mercato in linea con le nuove occasioni che si svilupperanno.

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